Mauritius 2011 – “Alla ricerca del Dodo”


Nuovo blitz nell’Oceano Indiano per me e Lau.

Dopo le Maldive un paio d’anni fa, decido di spendere qualche giorno della licenza matrimoniale in quel di Mauritius portandoci anche la fresca sposa, vecchia fan del mitico Dodo.

Raccolto informazioni varie sul web e dagli amici che già vi sono stati. L’idea iniziale era per un fattibilissimo fai da te, ma alla fine tra i costi che per una settimana non ci parevano vantaggiosi e la mancanza di tempo per organizzarci il tutto, abbracciamo una delle innumerevoli proposte dell’amica Ilenia, T.A.M. della Monrepos Viaggi.

Siamo in maggio ed i consigli per questo periodo sono di soggiornare sulla costa ovest. La scelta cade sul piccolo villaggio Villas Caroline della Eden a Flic en Flac ma solo dopo aver valutato attentamente il tipo di struttura e che l’animazione non fosse invadente (che non spaccassero i maroni insomma… 🙂 ).

I villaggi turistici non fanno al caso nostro; non li sfruttiamo per quello che offrono perchè a noi piace girare e non spendere il tempo nel villaggio, ma se capita l’occasione economica o se non se può quasi fare a meno (vedi Maldive) non li disdegniamo.

La scelta di Mauritius è dettata dal fatto che sembra prestarsi bene ad un giusto mix tra giornate di relax in spiaggia e giringiro per l’isola. E’ vero che giusto una riga sopra ho scritto che amo di più girovagare, ma dopo trasloco, nozze ecc… qualche ora in spiaggia o pucciati nelle limpide e temperate acque mauriziane ci sta proprio bene ! 😀

Viaggio d’andata by night con volo diretto ed aereo mezzo vuoto. Riusciamo quindi rilassarci occupando qualche posto libero.

Finalmente ci siamo. Giusto il tempo di un rinfrescata e siamo subito a spasso per Flic en Flac per scoprire questo angolo di mondo a noi sconosciuto.

A Mau convivono senza problemi apparenti le grandi religioni monoteiste, induismo e buddismo. Ci basta fare pochi passi fuori dal villaggio da averne già testimonianza. Numerose le case con tempietti vari nei cortili e nicchie sacre per raccogliersi in preghiera.

Gironzoliamo per il paese fermandoci qua e là in varie agenzie per informarci sul noleggio auto o taxi. Alla fine troviamo l’agenzia Pom e Jerry dove ci accoglie il simpatico ( e furbetto…) Jess. Concordiamo tre giorni di uscite spiegando quello che vorremmo vedere anche oltre i soliti giri standardizzati.

Il pomeriggio lo passiamo in spiaggia, guardandoci un pò in giro e guardando un pò il nulla, il cielo, il mare, per rilassarci finalmente dopo qualche mese sulle montagne russe…

spiaggia del Villas Caroline

ancora una giornatina di relax tra bagni, pascolate sulla lunghissima spiaggia di Flic en Flac e letture di guide e libri vari…

Il terzo giorno si parte alla scoperta dell’isola. Jess puntuale ci raccoglie fuori dal villaggio ed il cosiddetto “tour du sud”.

Dirigiamo verso Curepipe ed il cratere morto di Troux aux Cerfs.  Prima però, come temevamo, Jess ci porta a spasso per qualche negozio outlet di grandi firme occidentali. Visto uno per cortesia, visto il secondo per educazione, al terzo è meglio che ci chiariamo subito e ri-puntulizziamo cosa interessa a noi e cosa non ci frega un tubo: non siamo qui per fare il tour dei centri commerciali !

Finalmente raggiungiamo la cima del cratere. In sè non offre quel grande spettacolo, però ci ripaga il panorama verso la costa ed un buon bicchiere di fragoline.

Troux aux Cerfs

Risaliamo in auto e dirigiamo verso verso sud, circondati dal verde intenso della foresta e raggiungiamo in breve tempo la grande riserva d’acqua di Mare aux Vacoas. Il ivello dell’acqua è un pò basso, Jess ci dice non è raro che anche a Mau capiti di avere un pò di siccità. Probabilmente anche la sempre maggiore presenza turistica incide, visto l’acqua che noi occidentali siamo abituati anche a sprecare…

Proseguiamo lungo un tratto all’interno del Black River Gorges National Park  circondati da una splendida e verdissima vegetazione ed infiliamo quindi un lungo ed ondulato rettilineo che ci porta al lago sacro Grand Bassin.

Lago sacro agli Hindu, è forse il più grande luogo di pellegrinaggio dell’isola. Già in lontananza spicca la maestosa statua di Shiva.

Qui l’atmosfera è molto mistica, spirituale. Nonostante si sia all’aria aperta, i profumi dei vari incensi riempiono le nostre nari.

doni alle divinità hindu

La leggenda narra che il lago si formò quando Shiva “perse” delle gocce del Gange mentre sorvolava l’isola in compagnia della moglie Parvati…

Osserviamo con rispetto e rapiti dal fascino del luogo le preghiere ed i riti dei pellegrini presenti.

Prendiamo il nostro tempo per passeggiare lungo le sponde del lago e visitare l’interno del piccolo tempio che vi sorge accanto.

Tutti i luoghi di culto delle diverse religioni o filosofie che dir si voglia, suscitano in me molto fascino ed anche questo luogo non si smentisce, avendo tra l’altro io visitato prima d’ora solo chiese, moschee e sinagoghe.

Un oggetto sul fondo del lago attira la nostra attenzione…

Ritorniamo per un tratto sui nostri passi per riprendere la strada che conduce a Chamarel, attraversando con l’auto un’ampia zona del Black River Gorges National Park .

La strada si snoda sinuosa in mezzo alla lussureggiante vegetazione. Saliscendi e curve da una parte e dall’altra tirate con un asfalto inaspettatamente ottimo, non possono che farmi pensare a quanto sarebbe ancora più piacevole solcarla con una bella motoretta.

Prima della pausa pranzo ci concediamo una breve sosta panoramica a Plaine Champagne…

Ma anche osservando col binocolo, nessuna traccia del povero Dodo

Ci fermiamo ad una locanda lungo la strada e ci accomodiamo nella piacevole veranda pronti a gustarci qualche specialità locale.

Non male il pasto e nemmeno il posto…

Le terre colorate ci attendono. Pochi km e ci fermiamo nuovamente per ammirare le cascate di Chamarel

Chamarel Falls

Ci fermeremmo un pò di tempo a contemplare la bellezza di questo posto che meriterebbe sicuramente più della quindicina di minuti che vi dedichiamo. Jess ci lascia ampi margini di tempo ma se vogliamo veder anche altro dobbiamo per forza proseguire; tra l’altro spesso lo obbligo a fermarsi anche lungo la strada per immortalare particolari che magari a lui non dicono nulla, come ad esempio una  coltivazione di ananas .

E finalmente giungiamo alle fatidiche terre dei sette colori, quello che sarebbe il clou della giornata.

Chamarel - Le terre colorate

Il luogo è molto affascinante, aldilà delle terre colorate che sarebbero l’attrazione vera e propria, la natura la fa da padrona e guardandomi intorno mi sembra di essermi calato in un ambientazione di film stile Jurassik Park.

Insomma, più che i colori delle terre pur essendo notevoli e con riflessi veramente particolari, cattura la nostra attenzione tutto l’ambiente che ci circonda.

Nel parco vagano in un recinto alcune tartarughe giganti. Chissà poverine come invidiano le loro amiche delle Galapagos.

Concludiamo la giornata scendendo verso sud ed andando a fare il giro della penisola di Le Morne.

La strada che porta da Chamarel alla costa è nuovamente un susseguirsi di curve con pochissimi metri concessi di rettilineo. In moto sarebbe una pacchia ma in auto e non essendo alla guida, mi provoca un certo mal di mare…

Giunti sulla costa ci concediamo qualche scatto sul promontorio di Ma Conde, ammiriamo le offerte di un pescatore di Le Morne Village

e quindi ci infiliamo in una stradina sterrata in mezzo alla foresta che ci porta alla punta sudovest della penisola di Le Morne ed ovviamente di tutta l’isola; sbucando infine ai piedi dell’imponente sperone roccioso che domina tutta la parte occidentale di Mauritius.

Le Morne

Il vento soffia impetuoso e questo è il regno di windsurfer e kiters.

Ci condediamo un lunga passeggiata sui prati e sulla spiaggia ed a parte l’affollato angolo di questi funamboli del mare, non c’è praticamente nessuno. Che pace…

Jess ci riporta al villaggio giusto prima che il sole affoghi nell’Oceano Indiano.

Ci diamo appuntamento per due giorni dopo; in mezzo ci infiliamo un’altra giornata di bagni e spiaggia.

Ed eccoci per la seconda giornata di tour in quest’isola verde.

Affrontiamo subito uno stradino in mezzo alla campagna ed ad immenso campo di canna da zucchero, ai piedi della caratteristica montagnola che sorge alle spalle di Flin en Flac il cui nome dice tutto:  Les trois mamelles.

Les Trois Mamelles

E’ un divertente minisafari in mezzo ai campi; la strada è delimitata da delle sbarre che al momento sono alzate, Jess ci spiega che è tutta proprietà privata ma di non preoccuparsi che lui conosce diverse persone che ci lavorano.

Proseguendo per questa soluzione agreste, giungiamo ad un punto panoramico da cui si possono ammirare in lontananza le famose Tamarind Falls

Tamarind Falls

Ripartiamo in direzione sud anche oggi, in programma la visita ad una rhumerie, alla fabbrica del té di Bois Cheri e poi di nuovo costa del sud.

Riattraversiamo il Black River Gorges National Park ma prima di raggiungere nuovamente la grande statua di Shiva svoltiamo a sinistra  immergendoci dentro le coltivazioni di tè.

Jess ci racconta come siano le donne a ad occuparsi della cernita e raccolta delle foglie dalla pianta; proseguendo lungo questa strada in mezzo ai campi coltivati sono frequenti gli incontri con piccoli gruppi di raccoglitrici di tè, anche con sacchi in spalla o sopra la testa.

Ed anche noi andiamo a finire dove arrivano i sacchi carichi di foglie: la fabbrica di Bois Cheri.

Entriamo e partecipiamo ad un visita guidata; ovviamente non ci sono opuscoli in italiano ma la gentilissima guida capisce le nostre difficoltà nel seguire in francese tutte le spiegazioni e viene a ripeterci le parti più significative in inglese, slowly.

arrivano i sacchi di tè

in viaggio verso l'essicatore, Laura ne assapora già il profumo

Tra un reparto e l’altro ci vengono mostrati i diversi tipi di tè ottenuti dalle varie foglie della pianta…

i cesti dove il tè viene aromatizzato

si passa all'imbustatura...

e quindi alla degustazione

Dopo questo piacevole intermezzo ed aver ammirato il panorama che dal giardino della fabbrica si apre verso al costa, dirigiamo proprio verso di essa.

La meta dovrebbe esser Gris Gris, una parte di roccia nera che guarda sull’Oceano; ma Jess che sembra aver capito un pò i nostri gusti ci conduce prima in un altro luogo, arrivando addirittura ad attraversare, causa di una deviazione stradale regolare, uno zuccherificio in funzione ! Quindi effettuando un’altra gimkana sterrata in mezzo alla foresta giungiamo sull’oceano a Le Souffeur.

onde impetuose sulle rocce nere di Le Souffeur

Noi adoriamo questi luoghi dove si può stare ore in silenzio a fissare l’oceano ed ascoltare il suo canto. Nei nostri viaggi, in un modo o nell’altro, riusciamo sempre a trovare angoletti come questo, deserti, che solo chi apprezza questi momenti va a ricercare.

Jess stavolta ci ha preso. Infatti la successiva Gris Gris ci delude un pochino rispetto a quanto appena visto. Più curata e dedicata ai turisti, col suo bel parcheggino ed una zona di bar e ristorantini dove comunque anche noi consumiamo un ottimo granchio.

Dal promontorio osserviamo la spiaggia selvaggia e la lunga costa nera da cui prende il nome (magia nera); ci sarebbe anche la roccia che piange che avrebbe le sembianze di un uomo e che colpita dai marosi sembra appunto che lacrimi, ma onestamente non riusciamo ad individuarla.

la selvaggia spiaggia di Gris Gris

E’ di nuova ora di tuffarsi in mezzo alle canne da zucchero; andiamo a vedere anche le Rochester Falls.

Rochester Falls

Vi si arriva dopo l’ennesimo percorso tortuoso (ormai ho capito perchè Jess oggi ha preso il fuoristrada invece dell’auto normale 😀 ) ma ne vale certo la pena. Se non ci fosse nessuno anche qui sarebbe veramente un luogo magico; giustamente però impavidi ragazzini ne approfittano per raccogliere mance tuffandosi dalla cima delle cascate se non addirittura dalla cima degli alberi.

Rientrando verso nord facciamo tappa alla rhumerie che troviamo incredibilmente chiusa. Chiedendo spiegazioni all’ingresso scopriamo che è in corso la festa di matrimonio di uno proprietari. Auguri e figli maschi, ma a noi accesso negato.

Un pò scornati proseguiamo verso il rientro; essendo in anticipo però Jess ci porta ad ammirare il profilo di King Kong e le saline.

la somiglianza è notevole !

Ultimo giorno in viaggio. Lo spendiamo per il tour del nord. Passiamo dalla capitale Port Louis e Jess ci porta a vedere nel giro di poche  centinaia di metri la chiesa e la pagoda cinese.

All’interno delle chiesa, un folto gruppo di bambini esegue canti religiosi e sembra sia in corso una lezione di catechismo.

Qualche minuto di raccoglimento e di breve visita alla chiesa prima di catapultarci dopo pochi istanti in un altro mondo, in altre credenze…

l'interno della pagoda cinese

L’ingresso nel cortile è subito da shock. In un piccolo recinto ci sono dei cani di piccola taglia, non hanno un bell’aspetto.

Jess ci gela: cibo per cinesi. 😡 😕 😥

Sarà vero ? Ci piglia per i fondelli ? Fino a che punto è giusto rispettare le usanze diverse dalle nostre ?

Dopo aver visitato l’interno avvolti dal silenzio, dal profumo e dal tremolio delle fiammele accese dai presenti raccolti in preghiera, lasciamo questo piccolo mondo a noi lontano e proseguiamo andando a visitare il Giardini Botanici di Pamplemousses.

Ci affidiamo ad una guida che dopo pochi minuti di attesa ci accompagna a scoprire l’incredibile varietà di piante che popolano questi giardini; con spiegazioni scientifiche ed anche simpatici aneddoti ci fa scoprire cose interessantissime ed impensabili di questo bellissimo e rilassante luogo.

E’ l’ora di pranzo che consumiamo in un ristorantino indiano poco distante per poi andare a visitare l’Aventure du Sucre, un ex zuccherificio trasformato in museo dove scopriamo tutto ciò che riguarda la lavorazione dello zucchero, del rum ma anche della storia stessa di Mauritius. Veramente interessante e ben fatto, vi passiamo un paio d’ore piacevolissime.

Ultima tappa del nord è proprio  la punta esterma dell’isola: Cap Malheureux e la sua famosissima chiesetta dal tetto rouge.

Sulla via del ritorno riusciamo a ritagliarci ancora un’oretta di relax per farci un bagno nella spiaggia di Peyrebere.

Ultimo giorno di nuovo in spiaggia al villaggio passeggiando su e giù lungo il litorale di Flic en Flac, anche tra un acquazzone e l’altro…

E’ domenica e la spiaggia perde la tranquillità dei giorni scorsi acquistando però in festa e colori.

Il Dodo non l’abbiamo trovato… 😦

La leggenda narra che si sia estinto per colpa dei primi coloni che per un motivo (perchè se lo sono mangiato o si sono mangiati le uova…) o per l’altro (distruzione del suo habitat…); come sempre l’uomo ci ha messo il suo zampino… 😦

La sera ci godiamo malinconicamente gli ultimi magnifici colori che ci regala il tramonto mauriziano.

Vorrei raggiungere a nuoto la barchetta che naviga di fronte a noi ed offrirmi come mozzo, ma il sogno è finito e l’italica realtà e lì che mi aspetta.

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2 thoughts on “Mauritius 2011 – “Alla ricerca del Dodo”

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