Ecuador – Salita al Cotopaxi

05/08 Salita al Cotopaxi

E’ il giorno della salita al Cotopaxi, il vulcano attivo più alto del mondo. Il suo nome significa “collo di luna”, questo perché nel plenilunio di marzo la luna, vista dalla valle di Latacunga, si trova proprio sulla bocca del vulcano così da dare l’impressione di vedere un viso con sotto il collo…
Per oggi cambiamo guida, veniamo infatti “recuperati” all’alba dal simpatico Oleguer, guida naturalistica del Parco del Cotopaxi, secondo parco in Ecuador per estensione dopo quello delle Galàpagos. Lasciata molto presto la Panamericana, la principale strada sudamericana che attraversa tutto il continente, ci inerpichiamo per una strada che definire sterrata è un eufemismo…

La giornata è abbastanza limpida ed il cielo terso, a parte le solite nubi bianche cui ormai siamo abituati; ciò favorisce la visione di paesaggi magnifici che ci regalano foto da cartolina.
Giungiamo su di un altipiano immenso, con cavalli selvaggi liberi di scorrazzare dell’immensa prateria. Sembra Campo Imperatore (Gran Sasso) ma all’ennesima potenza…

Altopiano Parco del Cotopaxi

Altopiano Parco del Cotopaxi

Passiamo la sbarra che delimita la salita al parcheggio ai piedi del vulcano e magicamente finalmente le nubi che lo circondano si diradano un attimo per permetterci di ammirare il suo cono perfetto in tutta la sua maestosità.

Vulcano Cotopaxi

Vulcano Cotopaxi

La “strada” continua a salire, in alcuni tratti facciamo molta fatica nonostante siamo seduti su una jeep 4×4, ma i nostri occhi strabuzzano quando raggiungiamo anche auto utiliatarie come Uno, Corsa ed anche un Maggiolone. Raggiungiamo finalmente il parcheggio posto a 4500 mt slm, ci vestiamo con pile, giubbotti, cappelli e k-way. C’è un vento fortissimo, ma nonostante qualche tentennamento iniziale dovuto alla mancanza di ossigeno dovuta all’altitudine ed accentuata dalle forti raffiche, iniziamo la nostra avventura : salire al rifugio Josè Ribas a 4800 mt slm.
Sono solo 300 mt di dislivello spalmati su un sentiero di 600, ma la fatica a farli è pazzesca.

L'epica salita al Cotopaxi

L’epica salita al Cotopaxi

Il sentiero sale a zig zag (la salita diretta è molto ripida ma qualche “loco” la fa lo stesso) ed ogni 2 rampe ci fermiamo per rifiatare ed abituare il corpo all’altitudine. Dopo 45’ giungiamo stravolti ma trionfanti al rifugio.

Ci abbracciamo con Oleguer per ringraziarlo per questa incredibile avventura, per noi è stata veramente un’impresa salire fin quassù. A 4800 (come essere sul Monte Bianco) ti sembra di avere il mondo ai tuoi piedi, ma la vastità dell’immenso altipiano andino che circonda il Cotopaxi e la maestosità delle altre montagne ci fanno sentire delle formichine e ci fan capire una volta di più quanto piccolo sia l’uomo di fronte al resto del creato. A questa altitudine comincia anche ad esserci la neve e poco più su, i ghiacciai che coprono la parte finale del vulcano; purtroppo anche qui, come in Europa si stanno restringendo a causa dell’effetto serra.
La discesa la prendiamo diritta, è molto rapida e divertente, scivoliamo giù lungo il ghiaione di pietre laviche anche spinti dal vento ed in solo 10’ siamo di nuovo alla macchina.

Ripartiamo per la lunga discesa ma dopo pochi minuti Oleguer ci chiede se vogliamo fare un tratto a piedi, passando attraverso il paramo del parco. Non ce lo facciamo dire due volte e soli soletti ci incamminiamo lungo un sentiero che ci indica la guida, lui ci aspetterà alla fine del percorso. La passeggiata dura circa mezz’ora e ci dona anche questa delle belle sensazioni : noi due soli, a 4000 mt di quota, tra fiori e piante a noi sconosciuti, con il Cotopaxi alle spalle ed un panorama pazzesco verso la vallata sotto un cielo azzurro pastello. Un momento indimenticabile.


Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’Hosteria La Ciniega, un altro ex convento vecchio più di 400 anni, un altro luogo magico, con un viale d’ingresso lungo almeno 200mt pieno di eucalipti secolari, alti decine di metri che “cantano” sferzati dal vento emettendo un suono lamentoso… La camera è enorme oltre che deliziosa e c’è pure il camino che prontamente accendiamo per dare un po’di tepore al gelido ambiente…
La cena è degna del resto del convento, si mangia benissimo !
La leggenda narra che in questo luogo si aggiri un fantasma che mette in fuga i turisti, Laura per evitare ogni problema, decide di dormire con la luce accesa… 😀

 

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