Penelope is back !

Finalmente dopo 4 lunghi mesi di sosta forzata, Penelope è tornata on the road.

Purtroppo l’inverno è alle porte, anzi ha già bussato, ma qualche girello voglio assolutamente farlo.

Ritirata dall’officina, ho avuto giusto un’oretta prima del tramonto per portarla a zonzo e riassaporare splendide sensazioni.

Dream…

Big Bench “Novaresi”

Finalmente dopo anni, sono arrivate le prime Big Bench nel novarese !

Anni a vagabondare (felicemente) tra Langhe e Monferrato ed ora sono qui, a pochi passi da casa.

Rigorosamente in ordine alfabetico: Barengo, Prato Sesia e Trarego Viggiona che in realtà è nel VCO ma vecchia provincia novarese. Uguali nella loro struttura, ovviamente, ma diversamente belle nella loro specificità.

Barengo, paese natale del grande Giampiero Boniperti, si trova su quella invisibile terra di confine dove finiscono le risaie ed iniziano i colli novaresi ed è proprio su uno di questi che è stata posizionata la panchina gigante e da dove si ammira, proprio in questo periodo tra aprile e maggio, il nostro “mare a quadretti”.


Big Bench Barengo

Per chi come il sottoscritto possiede il passaporto del circuito Big Bench, può ottenere il timbro nell’alimentari in Piazza Diaz o alla cantina Boniperti Vignaioli.

Gli amici motards, ma non solo ovviamente, potrebbero iniziare da qui la tripletta che, oltre alla panca di Prato Sesia, li porterebbe anche a quella di Gattinara (provincia VC), seguendo un piacevole itinerario tra colli e curve.

Da Barengo, salire verso nord direzione Borgomanero. Poi indicazioni per Maggiora e Prato Sesia; il ponte sul Sesia che univa Romagnano a Gattinara è stato portato via dall’ultima alluvione lo scorso autunno, per cui bisogna proseguire per Borgosesia ed una volta oltrepassato il fiume, alla rotonda svoltare a sinistra in direzione Gattinara, seguendo la costa del Sesia.

La Big Bench di Prato Sesia si trova in una location magnifica, tra i resti del Castello di Sopramonte. Un luogo davvero affascinante.

Lo si raggiunge attraversando a piedi i vicoli del centro storico e poi lungo un sentiero ben segnalato, in una decina di minuti

Da qui si ammira la bassa valle del Sesia e quando si degna di mostrarsi sgombro da nubi, il Monte Rosa.

I timbri per la Big di Prato si trovano alla Birreria Résga ed al bar Karon.

E veniamo all’ultima nata e non ancora inaugurata (05/06 ?!): la Big Bench di Trarego e Viggiona, provincia VCO (ex Novara).

Conosco un po’ la zona, motociclisticamente parlando, perché un classico dei giretti di inizio estate e fino all’autunno. A volte risalgo tutto il lago Maggiore, sponda piemontese, fino a Cannero per poi salire verso Piancavallo, altre di ritorno dalla Val Vigezzo attraverso la Val Cannobina…

La strada per arrivare a Trarego è molto bella, con ampi scorci sul lago Maggiore. Piace sia a noi motociclisti che ai ciclisti. Ci è passato più volte anche il Giro d’Italia, presenta pendenze mooolto interessanti.

Una volta arrivati a Trarego, bisogna girare a destra e seguire le indicazioni per Colle e Piancavallo. La strada diventa più stretta ed impegnativa ma sempre asfaltata. Dopo 2/3 km si giunge si trova un piccolo spiazzo sulla destra che è il parcheggio dedicato alle escursioni al Monte Carza (ed ora alla Big Bench :-D). Un centinaio di metri più avanti, sulla sinistra, c’è il parco avventura WonderWood con annesso il Grotto Carza, dove rifocillarsi e mettere il timbro al Passaporto.

La mulattiera è facile e poco impegnativa: dal parcheggio ci vogliono 20′ con passo tranquillo, 30 non resistendo ad ammirare il panorama a destra e manca…

Saliti e sedutici sopra, lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi è grandioso…

Ciaspolando sofficemente sul Mottarone

Erano anni che non nevicava così tanto al Mottarone, la mia montagna del cuore. Appena aperto gli occhi e visto la giornata serena che si stava prospettando, ho prontamente deciso di salire per una breve ciaspolata.

Dopo giorni di maltempo, finalmente schiariva e non potevo perdermi lo spettacolo che offre il Motty, soprattutto in queste condizioni. Aveva nevicato fino alla sera prima, quindi sapevo di trovare neve fresca, immacolata e che ancora adornava gli alberi.

Fortunatamente la temperatura non era così glaciale come da previsioni: il tepore del sole “riusciva” a tenerla solo una paio di gradi sotto lo zero ed appena calzate le ciaspole, iniziò la magia…

Più salivo e più mi domandavo se ero lì o se mi trovavo in Lapponia…

finché arrivato nel piazzale del parcheggio e proseguendo per il meritato pranzetto alla Casa della Neve, mi sono ritrovato davanti al panorama conosciuto, quello che si vede, con prospettive diverse, anche da casa: il Monte Rosa ! 

Recuperate un po’ di energie in un’ottima polenta e formaggio, mi sono avviato verso la vetta, risalendo lateralmente la pista da sci in disuso causa covid…

Col salire della nebbia, lo scenario cambiava ed assumeva contorni affascinanti…

Una volta scollinato, mi ritrovai immerso nel grigiore della nebbia, ma conoscendo bene il posto, riuscivo a tenere la barra dritta per scendere senza timore di sbagliare direzione.

Ero immerso nell’ovatta. Sentivo solo il suono sordo della neve morbida schiacciata ad ogni passo… Un paio d’ombre comparse dal nulla e dirette nel nulla, mi destarono temporaneamente dall’incantesimo…

Man mano che scendevo di quota, ritrovavo un qualche bagliore di luce che creava effetti surreali, quasi mistici…

Passato un dosso, nascosto tra le fronde di un albero e la coda della nebbia che si alzava, il sole mi fece l’occhiolino gridando “scherzetto” !

Uscito dal boschetto, un ultimo sguardo verso il lago che si apprestava tingersi dei colori del tramonto…

Ormai nel caldo dell’auto, stanco ma sazio di emozioni, affrontavo serenamente la strada del ritorno, accompagnato dall’ultima calda luce del giorno che filtrava dal bosco… 

 

 

Lens-Artists Challenge #130 – Close Up

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