Lens-Artists Challenge #12 – Path

A wonderful path in Gran Paradiso National Park – Piemont/Aosta Valley – Italy

 

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Novara a Ferragosto

Colle del Nivolet – Parco Nazionale Gran Paradiso

Elettrizzato dall’incontro con una bellissima marmotta durante il giro in moto sulla strada dell’Assietta, qualche giorno dopo mi rimetto in sella per salire al Colle del Nivolet, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, lato piemontese, con la speranza di fare nuovamente qualche incontro con la fauna alpina.

La strada che da Ceresole Reale sale ai laghi Serrù ed Agnel e quindi su al colle, è semplicemente spettacolare.

Parcheggiato di fronte al rifugio Savoia e pregustando già una buona polenta, scopro amaramente che non hanno più da mangiare: è il loro ultimo giorno di apertura. Mi tocca ripiegare su un panino al bar di fianco e nell’attesa che apra, faccio quattro passi lungo il pianoro, in riva al piccolo lago Nivolet.

Incamerate le giuste calorie, mi avvio sul facile sentiero che sale verso il lago Rosset e parte proprio dietro il rifugio.

Superato il crinale noto con piacere che non ci sono più di 4/5 persone in giro oltre al sottoscritto. Qualcuno si rilassa sulla riva del lago, qualcun altro prosegue sul sentiero verso l’omonimo colle; io preferisco deviare verso i laghetti dei Tre Becchi. 

Finalmente si inizia a sentire il fischio delle marmotte, ma purtroppo non riesco ad individuarle. Mi rilasso allora in riva ai laghetti facendo qualche scatto all’incantevole panorama.

Finalmente scorgo una marmotta che si muove tranquillamente a non più di una cinquantina di metri da me. Appena scompare dietro un rilievo, mi alzo e mi muovo lentamente in sua direzione e poco dopo me la ritrovo a pochi passi mentre continua incessantemente a rosicchiare fiori e radici vagando per i prati. 

La seguo per qualche minuto e lei sembra non esser disturbata dalla mia presenza. Non voglio però approfittare della sua pazienza e felice di questo nuovo incontro, la lascio alla sua ricerca di cibo e mi incammino lungo il sentiero del rientro.

Si alza il vento mentre ormai sono in vista del rifugio e la temperatura inizia a calare. 

Grato per questo nuovo incontro e per la bellissima giornata in uno degli angoli più belli delle Alpi, scendo verso la moto, per dismettere i panni da hiker e rimettere quelli da… biker, per un serenissimo rientro verso casa.

 

Colle delle Finestre ed Assietta 2018

Sette anni dopo la prima avventura su questi meravigliosi sterrati, eccomi a rimangiar polvere in alta quota.

Attraversiamo le placide lande della Lomellina e risalendo poi il corso del Po da Casale fino a Verolengo, quindi per saltare Torino e raggiunger velocemente la meta, tangenziale ed autostrada fino a Susa.

A Meana inizia la salita, in mezzo al fitto bosco, subito ripida. Superiamo con circospezione unita a rispetto ed ammirazione, numerosi ciclisti che, impavidi, affrontano gli irti tornanti. Schiacciamo sotto le nostre ruote le loro gocce di sudore: giù il cappello davanti a questi ragazzi. Io non ce la potrei mai fare e preferisco godermi un’altro tipo di bici, il bici-lindrico 😀

Qualche sorso di acqua fresca alla fontana posta all’inizio dello sterrato e siamo pronti per impolverarci.

Quando la vegetazione ad alto fusto inizia a diradarsi, si aprono gli sguardi verso la Val di Susa, mentre soffici nubi bianche ci occludono la visuale delle vette della catena del Rocciamelone.

In cima al colle, ci godiamo come tutti il panorama…

Ritroviamo il nastro d’asfalto in discesa, giusto per un paio di minuti prima di fermarci per la pausa pranzo all’Alpe Pinta e ricaricarci delle energie spese durante la salita con un’ottima polenta e fonduta, fatta in loco dai ragazzi della cooperativa che gestisce questo ristoro. Praticamente un balcone sulla Val Chisone…

Un paio di curve e siamo sulla strada dell’Assietta. Si ricomincia a salire, lentamente, con un occhio a dove metter le ruote e l’altro a godere dello scenario alpino, benzina per l’anima.

Una volta in cima, foto di rito mentre qualche nube si arrampica veloce dal fondo valle.

Da qui in poi la strada corre in cresta per qualche chilometro, alternandosi dietro qualche cucuzzolo, con vista su entrambe le valli, Susa e Chisone…

regalandoci anche un simpatico incontro

Non possiamo chiedere null’altro di più. Una giornata fantastica che oltre al piacere dell’andare in moto e di farlo in buona compagnia, ci ha donato momenti impagabili, immersi nell’abbraccio della natura.

 

 

 

 

Dolomiti Tour 2018 (tra un canederlo e l’altro…)

Coi soliti compagni di merende, il Cheru, Luca ed il Pinz, quest’anno abbiamo puntato ad est, ritornando sulle sempre splendide Dolomiti.

Per godersele il più possibile, è obbligatorio per noi “occidentali”, percorrere un bel tratto di autostrada e così facciamo fino a Peschiera e quindi su per un tratto della superstrada che porta ad Affi.

La vera avventura inizia a Sega dove imbocchiamo la statale della Val d’Adige così da ammirare subito il piccolo canyon costituito dalla falesia di Ceraino. Lunghi rettilinei e veloci curvoni affrontati ad una piacevole andatura ci portano fino a Rovereto dove lasciamo la vallata per salire verso Folgaria ed il suo assolato altopiano, fermandoci a pranzo all’ottima Osteria del Gufo.

Pienamente soddisfatti dal lauto pasto, riprendiamo il viaggio attraverso l’altopiano e scendiamo in Valsugana, dove a Borgo imbocchiamo la strada verso l’inedito Passo Manghen.

Dagli oltre 30° del fondovalle ai 20 scarsi del passo: la pausa caffè all’omonimo rifugio è doverosa.

Ci tuffiamo nella discesa in Val di Fiemme in una bellissima e fittissima pineta. I pochi raggi di sole che riescono a penetrarla, creano una luce incantevole, quasi magica, facendomi sentire osservato dai più svariati esseri che abitano il bosco, mentre invado fugacemente il loro ambiente.

Dopo una breve sosta saluti in quel di Predazzo, proseguiamo salendo al Passo Rolle, dove si aprono magnifiche davanti a noi le Pale di San Martino…

Si sta talmente bene, su prati verdissimi, nessuno intorno, la luce calda del tardo pomeriggio e questo scenario maestoso, che non vorremmo più ripartire…

Invece dobbiamo ridestarci e tornando indietro per una manciata di km, svoltiamo per il Passo di Valles, per poi scendere a Falcade e nell’agordino, per passare la notte sulle rive del lago di Alleghe.

Ci svegliamo sotto un cielo limpido, a dispetto di Luca che continua a “chiamare” pioggia; la prima tappa di giornata è il Passo Fedaia, ai piedi di sua maestà, la Marmolada !

Sosta di qualche minuto sulle rive del lago Fedaia per ammirare i ghiacciai e le imponenti pareti della vetta più alta delle Dolomiti.

Discesa rapida su Canazei subito su per il mitico Passo Pordoi. Qui iniziamo ad incontrare molto traffico di villeggiatura, che affronta probabilmente come noi il classico giro dei quattro passi.

A pochi passi dallo scollinamento, mi fermo per attendere i miei compagni di canederli e ne approfitto una volta di più per godermi il panorama della Val di Fassa.

Ad Arabba svoltiamo per il Campolongo ed a Corvara ci fermiamo per il caffettino del mattino.

Superata Colfosco, saliamo i pochi tornanti che portano al Passo Gardena. La successiva discesa verso Selva, ai piedi delle ripide pareti del Sella è sempre spettacolare.

Panorama dal Passo Gardena

Prima di raggiungere Selva di Val Gardena, finalmente Giove Pluvio accontenta il nostro Luca spruzzandoci qualche goccia di pioggia; già a Santa Cristina ritroviamo il sole, che ci accompagna lungo tutto l’altopiano dello Sciliar e diventando “Solleone” nel lungo tratto di valle che ci porta da Bolzano fino a Merano ed oltre, toccando punte di 35°c !

Troviamo conforto sotto le fresche frasche del Ristorante Walter e nella sua gustosa insalatona con canederli . Siamo nei pressi di Castelbello, lungo la statale dello Stelvio, la cima Coppi del nostro tour che ci attende impaziente.

Il Pinz ci racconta che in bici l’ha affrontato diverse volte, ma è la prima in moto e gli sembra di fare meno fatica, nonostante gli ultimi mitici tornanti a gomito ci impegnino contro pavidi ma imprudenti automobilisti.

Acquistato l’adesivo di rito, ci lanciamo nella lunga e guidabile discesa verso Bormio.

Giriamo intorno al centro storico per imboccare la strada che porta a Santa Caterina in Valfurva e quindi su al Passo Gavia, ultima asperità di giornata e di tutto il giro in toto.

L’asfalto è veramente pessimo, costringendoci a pericolosi slalom tra le buche. Raggiungiamo comunque il rifugio in vetta dove troviamo riparo per un rifocillante té caldo.

Da qui in poi sarà solo una lunga e fastidiosa discesa nelle valli bresciane prima e bergamasche poi, ritrovando pure, per la gioia di Luca, pioggia battente ed un temporale che ci accompagnerà fino alle porte di Milano.

Anche questo bel giretto l’abbiamo portato a casa, con poco più di 800 km sulle spalle e tanta gioia per gli occhi e per la mente.

Buona Strada !

 

 

 

 

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