“Viaggio in Giappone – Alla scoperta di Tokyo – Day 1”

Un nuovo giro di giostra ci porta, finalmente, nel lontano oriente e precisamente nella terra del Sol Levante !

Solitamente amiamo organizzarci il viaggio da soli: la ricerca di aerei, treni, hotel, sono uno dei miei passatempi preferiti… Una serie di circostanze avverse nel periodo organizzativo mi ha indotto dopo un mesetto a cercare di allineare i pianeti, a mollare il colpo, facendomi scegliere di rivolgermi ad un’agenzia specializzata solo sul Giappone, Watabi, per far quadrare tempi e metodi nei vari spostamenti in loco. Una volta espresso le nostre esigenze fin nei dettagli, in primis quella di viaggiare soli e con tempi “nostri”, ci hanno confezionato un pacchetto su misura che si rivelerà praticamente perfetto.

Eccoci a Tokyo che subito si presenta con una gradita sorpresa: la nostra valigia ci ha preceduti ! Non ci è mai capitato in nessun aeroporto del mondo ! E’ già lì che gira sul rullo trasportatore da chissà quanto tempo, attendendoci annoiata. Primo assaggio dell’organizzazione nipponica!

La guida che ci accoglie all’aeroporto, Gen, si presenta all’appuntamento con un ritardo di dieci minuti. Ma come ?! Un giapponese che si fa aspettare?! Scoperto l’arcano: ha vissuto in Italia quattro anni e forse si è un po’ adeguato… Aaah beh allora, perdonato…

Per prima cosa ci fa acquistare due tessere“Suica”, progettate per i turisti e con scadenza a un mese dalla convalida. In pratica una carta di debito ricaricabile, passepartout per viaggiare senza menate su tutti i mezzi. E anche per fare acquisti di ogni sorta! Decisamente comoda! Ci scorta all’hotel posizionato strategicamente nel quartiere di Asakusa, ce la racconta dandoci varie informazioni, ci fornìsce un wifi portatile accompagnato da indispensabile powerbank e ci lascia al nostro destino.

Da questo momento parte un videogioco e noi siamo i personaggi. Tempi serrati per gli spostamenti da una città all’altra, treni in perfetto orario che non aspettano, pranzi a tempo di record, visite guidate, levatacce. Ogni livello che raggiungi, accumuli 100 punti e tre Mochi bonus da mettere in saccoccia.

Calano le prime ombre della sera.

Vietato addormentarsi, dobbiamo adeguarci subito al fuso. Giriamo per il quartiere di Shinjuku, zona vivace e movimentata di Tokyo, nota per i grattacieli, lo shopping, e i divertimenti. Naso all’insù estasiati da questa nuova avventura. La prima impressione è una New York orientale. Luci, colori, negozi. Strade enormi ma stranamente poco trafficate. Scopriremo che non è saggio comprare un’auto in queste metropoli. Non ci sono parcheggi e garage, ma come vedremo la rete di trasporto pubblico è così fitta e funzionante che non vale la pena di acquistarla.

Decidiamo di iniziare l’avventura gastronomica con il sushi, ma Laura rimane delusa. Sapori troppo forti. E’ probabilmente abituata all’evidente gusto insipido di quello nostrano. Per me ovviamente è l’esatto contrario !

Anche se provati dal viaggio, saliamo sul Tokyo Metropolitan Government Building a vedere il primo panorama mozzafiato. Le luci della città si perdono a vista d’occhio in ogni direzione: d’altronde per capire veramente l’estensione di questa metropoli che ha 30 milioni di abitanti, bisogna guardare i vari paragoni geografici reperibili in rete.

Il piano panoramico, oltre alla vista sulla città, offre una bellissima esposizione di cimeli delle due Olimpiadi che si sono svolte in città. Magliette, scarpe, attrezzi di svariati campioni ed alcune ambientazioni di qualche disciplina per farti capire le proporzioni dei record olimpici in confronto a quello che siamo noi comuni mortali: altezze, lunghezze e pesi ci lasciano a bocca aperta.

Ci stupisce che non si debba pagare per entrare! Tutto gratuito ! Ridiscesi, ci facciamo attirare dal prato sottostante per un momento di riflessionezzzzz 😴

Imitiamo con un po’ di apprensione chi si è accomodato sull’erba a guardare per aria. Maaa cartacce, mozziconi, cacche, cicche? Neanche l‘ombra. Sdraiati viaggiatore e medita: siamo proprio in un mondo a parte !

Big Bench Bellinzago Novarese

Finalmente una Big Bench dietro casa anche per me…

La Big Bench n°398 si trova alla Badia di Dulzago, nel comune di Bellinzago (No).

Luogo ameno, tranquillo, dove passo spesso al rientra dai giretti in moto sviluppati in direzione laghi. Mi piace soprattutto in primavera, dove a marzo si circonda del giallo della colza e ad aprile e maggio, del mare a quadretti delle risaie appena allagate, che riflettono la bellezza della Badia.

I promotori hanno messo ben due postazioni per foto, selfie ecc…

Si può parcheggiare di fronte all’Azienda Agricola Apostolo Franco, dove si timbra il passaporto dedicato e da lì 200 metri facili per raggiungerla.

Big Bench di Cerrina e Murisengo

Appena e/o finché le temperature lo consentono, inforco il mezzo e parto per nuove panche da esplorare.

11° alle ore 11 dell’11/11 sono l’allineamento perfetto per mettere in moto in direzione Monferrato. Cerrina e Murisengo mi aspettano.

Dopo un’oretta eccomi appollaiato su esse, inframezzato da un ottimo pranzo al Ristorante Italia di Cerrina, dove ho timbrato per l’omonima panchina, che fa pure rima…

Mi è piaciuto molto il colore di entrambe, particolare quello di Cerrina: quel nocciola col turchese sta veramente bene. Bella location che guarda verso il paese e la vallata; a sinistra riconosco la sagoma del mio Monte Rosa.

Murisengo: bel colore anche qui, ma più isolata, più tranquilla e bell’atmosfera regalata dal sole ormai basso e dalla silhouette delle colline, ma soprattutto dai caldi colori autunnali delle ultime foglie di vite che non vogliono arrendersi alla cupa stagione. Molto simpatica la signora dell’Azienda Vitivinicola Cerrano dove ho timbrato il passaporto. Purtroppo non ho potuto riportare a casa con me del buon Bacco causa borse piene. Sarà per la prossima volta…

Islanda ’24 – “In balìa degli elementi” – Day 11

Diario semironico e politically incorrect scritto da Laura con qualche mia incursione…

10 giugno

Ultimo giorno! Ci dobbiamo inventare cosa fare ma neanche tanto.

Iniziamo con il museo fallologico. Fondato nel 1974 da Sigurdur Hjartarson, professore di storia in pensione, il museo raccoglie apparati genitali maschili, disseccati o conservati in formaldeide.

All’80% è un museo di storia naturale. Dettagliato nelle spiegazioni e nelle illustrazioni, espone miriadi di cilindri, cilindretti e cilindroni di vetro contenenti i più svariati e curiosi falli di ogni specie animale.

Per il 20% curiosità e aneddoti. Pezzo forte del museo, i calchi in argento dei pisellini dei giocatori della squadra nazionale di pallamano, medaglia d’argento (appunto) alle Olimpiadi di Pechino 2008.

Usciamo e ci incamminiamo verso il museo Perlan. Dal centro sono circa 3 km a piedi di una piacevolissima passeggiata.

Aperto nel 1991 è un viaggio nella natura, storia e geologia islandese.

Poche parole per un posto fantastico.

  • Sistema di riscaldamento di tipo geotermale.
  • Video, pannelli interattivi, riproduzioni su scala di alcuni paesaggi, per comprendere le origini e l’evoluzione della geografia islandese.
  • La grotta di ghiaccio ricreata all’interno con la temperatura di 15 °C sottozero.
  • Lo spettacolo audiovisivo nel planetario Árora per scoprire le origini e la storia dell’aurora boreale.
  • Geldingadalir Volcano Show: evento storico, il 19 marzo 2021 inizia una nuova eruzione vulcanica dopo oltre 800 anni. Il ritorno del magma, ricreando anche l’odore!
  • Enorme cupola di vetro con piattaforma rotante con annesso ristorante. Non mi sono accorta subito della rotazione, casualmente mi fermo tra il pavimento fisso e quello rotante. Ho impiegato più di un momento per comprendere perché mi sentissi instabile!
  • La terrazza panoramica intorno alla cupola.

What else?

Rientriamo soddisfatti e ci concediamo l’ultima cena in un ristorantino dove un simil Sinner ci diletta al pianoforte.

11 giugno

Che dire di questa giornata?

L’aereo ci aspetta, ci porta a un’altra pioggia in questo giugno insolito.

Salutiamo la nostra fida Dacia Duster, rapporto qualità/prezzo solo positivo.

E salutiamo l’Islanda con la sua bellezza, la sua durezza, la sua impeccabile organizzazione. Ci ha ricordato che la natura vince sempre e che ci dobbiamo piegare a lei, rispettandola, sempre.

Ci vorrei tornare, non subito, vediamo.

Islanda ’24 – “In balìa degli elementi” – Day 10

Diario semironico e politically incorrect scritto da Laura con qualche mia incursione…

9 giugno.

Prima di lasciare l’Overlook Hotel islandese, non posso esimermi dal non dare una mia opinione per migliorare la permanenza degli ospiti. Dopotutto è stato espressamente richiesto. Un invito a nozze per me!

Si riparte verso il sud, durante la strada incontriamo l’apprezzato cartello della piscina riscaldata.

Ci fermiamo subito per entrare tra le fronde e trovare una Krosslaug, ossia una pozza con acqua geotermale !

Spettacolo! Una famiglia di olandesi sta concludendo il loro puccio. È invitante! Max tituba ma lo convinco a indossare il costume, nonostante non fossero trascorse ancora tre ore dalla colazione. Quando potrà capitare ancora una cosa del genere. Io me ne guardo bene dallo spogliarmi, la giornata è più mite e soleggiata (ben 12°c) ma non sfidiamo la fortuna, la bronchite è a un passo! Entro solo con le gambe. I 42 gradi sono impegnativi per il primo minuto, ma aiutano a riscaldarci ben bene per quando si esce. Hai un po’ di autonomia prima di congelarti nuovamente. Le indicazioni non vietano, ma ti suggeriscono di non fare il bagno, la qualità dell’acqua non è controllata e il viscidino che sento sotto i piedi lo conferma…

Proseguiamo lungo questa valle incantata fino ad abbandonarla per incontrare uno scenario più aspro che ci pone davanti ad uno dei tanti bivi della vita…

Ogni tre per due dobbiamo fermarci ! Una delle citazioni preferite da Max, molto veritiera, è tratta da “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”: “Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di tv. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente.”

Ecco, il paesaggio non è certamente noioso anzi, è talmente magnifico che abbiamo necessità di farci travolgere da esso, che ci riempia e ci entri nell’anima come il vento ed il freddo ci entrano nelle ossa. Quindi fermiamo il mezzo, scendiamo ed assaporiamo queste incredibili sensazioni.

La tappa successiva è il Kerið crater, vulcano spento che si è trasformato in placido laghetto. Si può percorrerlo costeggiando la riva o camminando lungo il bordo sulla cima. Nonostante i turisti è rilassante e ci prendiamo il nostro tempo per girarlo in lungo e in largo.

E rieccoci tornati a Reykjavík allo stesso hotel. Lasciamo l’auto al solito comodo parcheggio, per riprenderla due giorni dopo. Cenato, ci aspetta una pacifica camminata nel centro della città e sul lungo mare. Si fa tardi ma non ce ne accorgiamo, il sole a queste latitudini non ha voglia di andare a dormire!