Lens-Artists Photo Challenge #70: Monochrome

Like the flowing water,  we are travellers in search of a sea…

Autumn colors in Langhe & Monferrato

In questo periodo, tra fine ottobre e metà novembre, le foglie dei vigneti dei prestigiosi vini piemontesi vivono la loro “primavera”, virando i loro colori sul giallo e rosso.

Uno spettacolo imperdibile, prima che tutto si ingrigisca in attesa di eventuali nevicate.

Prima di iniziare a scattare qualche foto, una sosta doverosa alla Terrazza da Renza a Castiglione Falletto con devo scaldato da un pallido sole e soprattutto da un ottimo Barbaresco che accompagna carne cruda e tartufo…

Caricato a dovere, mi muovo tra curve conosciute, tra Monforte, Barolo e poi indietro verso Roddino e Serralunga d’Alba.

Non si può avere tutto ed il sole sceglie di esser lui a mancare nel pomeriggio, regalandomi solo qualche raggio che volenteroso, cerca di infiltrarsi tra una nube e l’altra…

Non resta che scendere tra i filari in cerca di dettagli…

Ritornando verso nord, attraverso l’Alto Monferrato Astigiano per andare a recuperare il timbro della mitica prima Big Bench su cui mi sono seduto, quella di Castelnuovo Calcea .

Ma soprattutto non voglio perdermi il piacere di un caffè in compagnia dell’amica Alessia di Casa LuceSole,  in quel di Fontanile; un luogo magico che mi ha conquistato subito la prima volta che vi ho messo piede e dove giusto qualche metro prima di arrivare, vengo avvolto dai colori che sono andato cercando per tutta la giornata…

 

Big Bench del Roero: San Martino Alfieri e Canale

Con l’avvento dell’autunno, prosegue la ricerca di nuove Big Bench.

Ormai crescono come funghi e mi sarà praticamente impossibile vederle tutte, ma intanto godiamoci la 30ma e la 31ma…

Dopo aver attraversato Asti, saliamo sulle colline alla sinistra orografica del Tanaro. Il cielo cupissimo, al contrario di quanto previsto dagli esperti meteo, favorisce la vena “creepy” di Laura che mi fa fermare per immortalare dei girasoli morti…

Giunti alle porte di San Martino Alfieri, lasciamo la moto sul ciglio della strada per addentrarci nel Bosco del Silenzio.

Camminiamo in questo luogo silente e magico, dove sugli alberi sono stati apposti dei nidi artificiali per favorire la nidificazione di alcune specie di volatili. Alla base dei tronchi che li ospitano, interessanti spiegazioni che ne illustrano le caratteristiche.

Dalla parte opposta del bosco troviamo la panchina gigante, color giallo tendente all’arancio. Purtroppo è affollata da un gruppo di Trifolau (o aspiranti tali…) che ascoltano le dritte date da un paio di guide.

Fortunatamente troviamo persone educate che ci lasciano lo spazio e qualche minuto per la foto di rito…

Si è fatta una certa e prima di rimontare in sella, mi premuro di riservare un tavolo a La Rosa Bianca a Santo Stefano Roero dove ci rifocilliamo con ottimi piatti tradizionali, accompagnati da calici di Roero. 

Ritornando verso Canale, saliamo alla Madonna dei Cavalli, dove è sita la Big Bench rosa. Per raggiungerla si fa una breve passeggiata in mezzo ai filari di viti, che in questo periodo stanno iniziando a virare nel tipico rosso autunnale…

Non troviamo nessuno e possiamo rilassarci per una mezza pennica digestiva.

Timbrato il passaporto, prima di tornare per la retta via, facciamo una deviazione nella vicina Vezza d’Alba, per recuperare il timbro mancante della locale Big Bench bianca che visitammo ben tre anni fa insieme ai Pinz Brothers.

La forbice tra panchine visitate e timbri ottenuti sul passaporto dedicato si stringe sempre di più… 

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Per qualsiasi info, non esitate a contattarmi 😉

 

Lens-Artists Photo Challenge #55 – Dreamy

Weekend Dolomitico – Dalla Marmolada al Lagazuoi

Ingolosito, come se fossero nutella, dalle splendide immagini che posta sui social il Rifugio Lagazuoi, partiamo per un blitz  verso est, con lo scopo di soddisfare questa mia voglia di salire lassù.

Dopo oltre due ore di noiosa ed affollata autostrada, ad Affi ci spostiamo sulla bella e pressoché deserta statale 12 della val d’Adige. Oltre al piacere dei panorami che offre, mi godo anche la soddisfazione di andare ad una velocità superiore rispetto agli utenti dell’autostrada che corre parallela, super intasata per gli spostamenti del weekend.

A Rovereto svoltiamo per salire agli altipiani di Folgaria e Lavarone dove nella pausa pranzo gustiamo lo strudel salato, saporita novità per i nostri palati curiosi.

Un pezzo di Valsugana ed affrontiamo la salita del Passo Manghen. Purtroppo poco prima della cima e soprattutto durante la discesa verso Cavalese, si presenta ai nostri occhi straniti il triste scenario lasciato dalla tempesta Vaia che si è abbattuta su tutta Italia ed in particolare sul nordest alla fine di ottobre dello scorso anno. Milioni di alberi abbattuti dal forte vento con raffiche che hanno superato i 200 km/h, intere foreste distrutte, e tra queste, la bellissima foresta che avevamo scoperto lo scorso anno scendendo appunto dal Manghen .

Incessante il lavoro dei boscaioli in questi mesi per ripulire, metter in sicurezza e cercar di far tornare la normalità nelle zone colpite dall’alluvione.

Attraversiamo le valli di Fiemme e Fassa fino in fondo a Canazei dove imbocchiamo la strada del passo Fedaia che ci porta ai piedi della mitica Marmolada.

Abbiamo riservato una stanza all’Hotel Marianna a Rocca Pietore, dove il proprietario ci accoglie in modo caloroso, simpatico e cortese. Lasciamo le borse in camera e ci avviamo per una passeggiata ai Serrai di Sottoguda, ma appena usciti dal borgo, scopriamo amaramente che sono inaccessibili: la stradina è andata distrutta nell’alluvione.

Gironzoliamo per l’ameno borgo di Sottoguda, classificato tra i più belli d’Italia, andando alla scoperta di chicche nei suoi angoli reconditi.

Ceniamo nell’unico locale aperto a Sottoguda, soddisfandoci con degli ottimi canederli.

Prima di andare a letto, scambiamo quattro chiacchiere col titolare dell’hotel che tra l’altro ci informa della chiusura di alcuni passi per il passaggio di una corsa ciclistica, tra cui la salita del Passo Falzarego che avevamo in programma di fare per raggiungere subito la funivia del Lagazuoi.

La domenica mattina alle 7,30 siamo in pista per l’abbondante colazione ed un’ora dopo in sella in direzione del Passo Giau, piacevole alternativa obbligata per raggiungere la funivia sul Falzarego arrivando dalla strada che sale da Cortina.

Prima del Giau, il Colle Santa Lucia ci regala splendidi scenari verso Civetta e Pelmo, le due vette regine della Val Fiorentina ed insieme ad essi, i piacevoli ricordi di una vacanza in campeggio di quasi 30 anni fa !!!

Il passo Giau è certamente tra i più belli di tutto l’arco alpino, per panorami e per divertimento nella guida. In cima la foto al cospetto del Nuvolau è doverosa.

Rapida discesa verso Cortina per svoltare poco prima di essa e risalire verso il Passo Falzarego.

Poco dopo le nove siamo già in biglietteria per salire sulla mitica funivia rossa del Lagazuoi. Nonostante l’addetto ci sconsigli la discesa a piedi a causa di tratti ancora innevati lungo il sentiero, non ci lasciamo intimorire e paghiamo solo la salita.

Usciti dalla stazione a monte della funivia, lo scenario si rivela veramente maestoso…

Pochi metri e raggiungiamo il Rifugio Lagazuoi e da lì la Croce di Vetta,  dalla quale si può ammirare uno splendido panorama con in primis le Tofane, la Marmolada con le sue nevi perenni, il Piz Boe, il Pelmo e il Civetta.

Parlare di panorami mozzafiato sarebbe troppo banale: qui si è in paradiso.

Prima di iniziare la discesa lungo il sentiero 401, entriamo nelle trincee scavate nella roccia durante la Grande Guerra.  Pensare un istante alla terribile vita cui erano sottoposti i giovani soldati in quei luoghi, dove morivano per un fazzoletto di terra, mette i brividi.

Affrontiamo il primo tratto innevato con circospezione, cercando di sfruttare le orme di chi ci ha preceduto per non affondare nel manto nevoso ancora importante.

Una volta superatolo, volgendo lo sguardo indietro, proviamo una certa soddisfazione…

Proseguiamo entusiasti la discesa, in preda ad un senso di ebbrezza dovuto certamente alla bellezza travolgente della location in cui ci muoviamo.

L’ultimo tratto del sentiero è relativamente facile e segue la pista da sci che porta al passo Falzarego.

Qualche marmotta ci accompagna col suo inconfondibile fischio, fino a che la magia inizia ad affievolirsi a causa delle centinaia di persone che ora affollano il piazzale del passo per assistere, se non partecipare, alla corsa ciclistica in programma…

Nonostante i morsi della fame si facciano sentire, resistiamo ancora un po’: è imperativo fuggire da questa folla assurda che ci rovinerebbe l’atmosfera.

Dobbiamo scendere di nuovo verso Cortina per riprendere il passo Giau: il Falzarego ed il Valparola sono ancora chiusi. Prima di raggiungere il bivio, troviamo sulla sinistra le indicazioni per la Baita Resch dove ci rifocilliamo con ottimi piatti, ammirando il panorama sulla Conca d’Ampezzo ed i monti che la circondano.

Il bello della gita va finendo, anche se ripercorrere nuovamente il Giau non è poi così terribile 😀

Altre corse amatoriali ci “costruiscono” l’itinerario obbligato per tornare verso la val d’Adige, passando dall’agordino e dal Passo San Pellegrino per ritrovare Fassa e Fiemme…

La calura e la noia dell’autostrada per il rientro, sono i prezzi da pagare per potersi ritagliare il tempo necessario per godere delle bellezze vissute in questo intenso weekend.

 

 

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