Lens-Artists Photo Challenge #45 – Street Art

Lens-Artists Challenge – Harmony

Big Bench Castelnuovo Don Bosco

Con la primavera alle porte, ricomincia la caccia alle panchine giganti. 

Unendo l’utile al dilettevole, essendo di passaggio a Torino, mi dondolo un po’ sulle colline a sud del Po, dove inizia il Monferrato Astigiano e punto alla Big Bench di Castelnuovo Don Bosco, la mia 25ma panchina gigante. 

La panchina si trova sul terreno della splendida Tenuta Tamburin e da essa si gode un incantevole vista sulle sue vigne e fino al paese natale di San Giovanni Bosco.

La citazione incisa sulla big bench calza a pennello a questa location, ma in più in generale, a tutti i luoghi dove sono posizionate le panchine giganti…

Purtroppo non riesco a farmi apporre il timbro sul Passaporto: infatti mi capita di scambiare due parole col signor Piergiorgio mentre col suo trattore sale in vigna a lavorare, ma non sapendo chi sia in realtà, non chiedo nulla riguardo il timbro; solo in un secondo momento, chiamando al telefono, capisco di chi si tratta e non volendolo disturbare durante il lavoro, prometto di ritornare per sorseggiare un bicchiere del suo vino.

Riparto in direzione di Passerano Marmorito, paese salito alla ribalta grazie agli sketch del compianto Giorgio Faletti. Tra poco meno di un mese verrà inaugurata una nuova Big Bench e, speranzoso di trovarla già piazzata, inizio a girovagare tra le stradine di Passerano e della vicina Marmorito, ahimé invano.

Ad un certo punto l’illuminazione !!! Cerco su Facebook il manifesto dell’inaugurazione e scopro la posizione esatta: sulla collinetta denominata “al mund” (il mondo) a Schierano, frazione di Passerano.

Raggiungo il borgo ma non vedo la panchina. Mi fermo in un’amena piazzetta da cui si ammira Passerano ed il suo castello.

Chiedo informazioni a due viandanti con un simpatico cane ed il distinto signore mi spiega dove e perché verrà posizionata lì la Big Bench ma anche la sua contrarietà alla cosa. Secondo lui andrebbe a rovinare un luogo magico, naturale, da cui si può ammirare, appunto, il mondo. 

Risalgo sulla moto ed anticipo le due anime appena conosciute salendo sulla cima della collinetta. Una volta lì, rimango incantato dal magia del luogo e comprendo bene il perché gli hanno dato questo nome: da qui si ha una vista di quasi 360° che va dalle cime dell’Appennino Tosco Emiliano fino a quello Ligure, dalle alpi Marittime del cuneese e poi al Monviso e dietro la Basilica di Superga, il Rocciamelone e quindi le vette del Gran Paradiso. 

Quando mi raggiungono, lui inizia a spiegarmi quello che sto vedendo: verso sudest, dai paesi più vicini fino al Monte Cimone (!), il Monte Penice, le vette dietro Mondovì e quindi gli imbocchi delle valli cuneesi, risalendo verso nordovest, fino a distinguere appunto le cime della Valle Orco, sopra Ceresole Reale. 

Mi spiega che questo luogo è “il suo respiro” e che ha deciso di restare qui anche dopo la scomparsa della moglie. Un incontro intenso con un uomo di spessore, che starei ad ascoltare per ore… 

Prima di salutarci, mi da un’ultima dritta: andare a vedere la chiesa barocca di Piovà Massaia.

Purtroppo è chiusa e devo rimandare la visita interna, probabilmente a quando tornerò per sedermi sulla Big Bench di Passerano e timbrare il Passaporto di Castelnuovo Don Bosco. 

Poco male: questi luoghi caratteristici e le strade per raggiungerli si percorrono sempre volentieri…

 

 

Ciaspolata Riale – Lago del Toggia

Siamo ormai a marzo e la primavera meteorologica sembra esser già arrivata. Per diversi motivi in questa stagione non siamo ancora riusciti a calzare le amate ciaspole, ma finalmente con “l’allineamento dei pianeti”, il momento è finalmente arrivato e, come si suol dire, meglio tardi che mai.

Siamo saliti a Riale, un ameno borgo walser in alta Val Formazza, ai confini con la Svizzera, oltre l’incantevole Cascata del Toce, meta di molte escursioni motociclistiche nella stagione estiva.

Finché non abbiamo superato il salto della cascata, a La Frua, praticamente non c’era traccia di neve tranne che sporadici residui nei tratti in ombra.

Parcheggiato poco prima del Centro Fondo, abbiamo calzato le ciaspole all’inizio della mulattiera che sale al rifugio Maria Luisa, meta della nostra escursione.

Dopo aver attraversato le piste da fondo, è iniziata la salita vera e propria lungo il serpentone che porta al rifugio ed oltre. Complici la splendida giornata di sole e la scarsità di neve a quote più basse, il percorso era abbastanza affollato e potevamo vedere distintamente tutta la fila di escursionisti che saliva lungo il pendio ancora in gran parte in ombra.

Una volta al sole e raggiunto i tornanti che contraddistinguono l’ultimo tratto da cui si può ammirare la piana di Riale, ci siam fermati per una breve pausa ed approfittato per qualche scatto fotografico…

 

 

Ripreso fiato, ci siamo infilati nella valletta che porta al rifugio ed una volta raggiunto, doverosa sosta per rendere omaggio a Maria Luisa, moglie dell’allora presidente del CAI di Busto Arsizio, a cui lui volle dedicarlo quando nel lontano 1937 aprì questa struttura.

Un ultimo breve sforzo e siam arrivati fin sulla diga del lago del Toggia, per una piacevole ed assolata pausa pranzo, conclusa col doveroso cicchetto finale.

Rifocillati a dovere, abbiamo affrontato la discesa sotto un sole quasi estivo, tanto da far marcire la neve anche sopra i 2000 metri. 

Un ultimo sguardo al caratteristico Oratorio di Sant’Anna e quindi un ultimo sforzo (per via del caldo assurdo) per concludere la nostra bella escursione.

Riale

Lens-Artists Photo Challenge: Landscape

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