Parmigiano e Reggiano: non solo il formaggio… (2008)


Quattro magnifiche giornate passate a gironzolare, bere e mangiare nel Parmense e nel Reggiano, nella “bassa” vicino al “grande fiume”, su e giù per i colli in mezzo a dolci verdissime vallate.

24/04 – Partiti da casa entrambi impestati di raffreddore e con un paio di linee di febbre, raggiungiamo velocemente tramite autostrada l’agriturismo Le Lame alle porte di Salsomaggiore Terme, base di questa nostra motovacanzina.
Scaricate le 3 borse, partiamo subito alla volta di Bardi per visitare il castello medievale . Vi arriviamo facendo la panoramica e curvaiola strada che attraversa Pellegrino Parmense e Bore. Ci colpiscono subito due cose : il verde intenso di queste valli ed il fatto che non c’è praticamente traffico..
Parcheggiamo la moto nel centro storico di Bardi e ci avviamo a piedi al castello. E’ molto ben tenuto, la vista sulle valli è notevole.

 

La visita del castello dura più di due ore, tra sale di tortura, vecchie cucine e camminamenti tra una torre l’altra. Curiosa la foto e la storia del fantasma del castello, il Cavaliere Moroello morto suicida per la perdita dell’amata Soleste (stessa fine, per tragico errore, narra la leggenda..). Durante la visita ci imbattiamo più di una volta in una simpatica battaglia medievale tra due fazioni di ragazzi, capitanati da un paio di animatori che fan rivivere l’epoca di dame e cavalieri..
Da Bardi ripartiamo alla volta di Compiano, antico borgo medievale recensito tra “I più bei Borghi d’Italia”. Siamo nella zona del fungo porcino di Borgo Taro e lungo la strada troviamo numerosi cartelli che ce lo ricordano..
Il centro storico del paese è completamente circondato dalle antiche mura, lasciamo la moto fuori di una delle porte d’ingresso e ci facciamo una passeggiata all’interno.. Per le stradine non incontriamo praticamente anima viva, uno spettacolo.
Purtroppo verso sera lo stato febbrile inizia farsi sentire e rientriamo all’agriturismo per la tranquilla strada del Val di Taro..

25/04 – Dopo una notte al freddo ed al gelo (la simpatica signora Ave non ci aveva acceso il riscaldamento..), ci svegliamo belli freschi per il tour nella bassa parmense, con sconfinamente nel reggiano per visitare a Brescello il museo di Peppone e Don Camillo.
Al mattino raggiungiamo Soragna dove, oltre al centro storico, visitiamo anche i musei del Parmigiano Reggiano e l’interessantissimo museo della Civiltà Contadina, una collezione privata di oggetti del secolo scorso riguardanti il mondo contadino, illustrata personalmente in modo molto appassionato dal propietario del tutto, il signor Mauro Parizzi..
Da Soragna ci spostiamo a Roncole Verdi. La giornata di sole, il miglioramento delle mie condizioni di salute ed il poco traffico lungo la strada, mi fanno godere a casco aperto questi pochi chilometri di campagna che separano i due paesi. A Roncole ci fermiamo davanti alla casa natale di G.Verdi e visitiamo la piccola chiesa del paese dove c’è ancora l’organo dove il Maestro iniziò a “strimpellare”..

 

Dietro la chiesa, il piccolo cimitero del paese, dove rendiamo omaggio a Giovannino Guareschi, giornalista/scrittore creatore dei mitici Don Camillo e Peppone..
Invece che proseguire per Busseto, decidiamo per pranzo di andare a farci un classico panino al Culatello nel paese di Zibello, sua patria, ma l’unica bella osteria del paese nella piazza centrale è completamente piena e dovremmo aspettare un’ora per metter in bocca il prezioso insaccato.. Quindi decidiamo di rientrare a Roncole e gustarcelo nel bar di fronte alla casa di Verdi. (pagheremo salato questo privilegio..).
Nel pomeriggio raggiungiamo Colorno, attraverso le placide strade che vanno da Busseto a Zibello e lungo il bellissimo chilometro alberato in ingresso a Roccabianca. Fa caldino e un bel gelato che accompagni la visita alla Reggia ci vuole.. Solitamente l’ingresso ai giardini è libero, ma in questo weekend c’è una fantomatica mostra del Giglio e per l’ingresso pretendono ben 7 € a cranio ! Visto che del giglio non ci interessa molto, rinunciamo e ci rilassiamo sul muretto lungo il canale che costeggia la Reggia.

 

Da Colorno raggiungiamo Brescello. Il ricordo dei divertentissimi film dei due simpatici nemici/amici rivive nel museo a loro dedicato nel centro del paese.
Una visita ad esso è veramente interessante, vi sono custoditi molti cimeli dei film ed articoli storici del Guareschi.

 

Dal museo arriviamo a piedi alla piazza del Municipio dove vi sono due statue dedicate ai due “eroi” del paese, una davanti al municipio e l’altra di fronte alla chiesa, vi lascio indovinare chi sta di fronte a cosa…
Da Brescello facciamo rotta Fontanellato. Purtroppo non riusciamo a fare la visita guidata della Rocca perchè è ormai tardi, quindi ci accontentiamo di un giro nel cortile ed intorno al fossato dello splendido castello.

 

Ripartiamo per il rientro che è ormai ora di cena che facciamo all’ottima trattoria Cavallo, grazie alla dritta di un amico, dove gustiamo la specialità della casa, ossia la tortafritta cucinata in svariate maniere e con diversi ingredienti. Risaliamo sulla moto ed il mono va a fondocorsa..

26/04 – E’ il giorno dedicato al tour appenninico. Da San Vittore, la frazione di Salso dove è si trova l’agriturismo, percorriamo una stretta lingua d’asfalto che ci porta in alto sulle coste dei colli, offrendoci squarci spettacolari sulle fattorie che incontriamo lungo il nostro cammino, immerse nel verde intenso di queste valli e sotto un cielo color pastello, che ci porta fino a Fornovo, attraverso i paese di Varano Marchesi e Sant’Andrea Bagni. Da Fornovo proseguiamo per Felino e Traversetolo, a San Polo d’Enza svoltiamo verso sud per salire verso Castelnovo nei Monti, ridiscendere nella valle del Secchia e da lì prendere a salire verso il Passo delle Radici. Le strade sono belle, l’asfalto perfetto, il traffico scarso e si può godere tranquillamente dei panorami che ci circondano. L’altitudine e qualche nuvola, rendono la salita al passo piuttosto freschetta, un paio di chilometri prima di arrivare in cima troviamo addirittura la neve.. Arrivati al rifugio, ci sono solo 7°c, pochini per la stagione, ci rifocilliamo con un bel panozzo, una birretta ed un doveroso tè caldo..
Invece di scendere lungo la strada del passo, imbocchiamo il bivio per San Pellegrino in Alpe. In effetti le aspettative di questo percorso non vanno deluse, un vera balconata sulla Garfagnana e sulle Apuane!

 

A Castelnuovo Garfagnana proseguiamo in direzione Forte dei Marmi, per immergermi nella stretta gola che taglia le Apuane nel loro cuore. Ci fermiamo per una sosta relax all’antico borgo di Isola Santa.

 

Il piccolo laghetto turchese, creato da una diga, il borgo praticamente disabitato e le poche persone che si fermano a visitarlo ci donano un’oretta di assoluta pace per il corpo e per l’anima, rotto purtroppo qualche volta dallo smanettone smarmittato di turno, il cui rumore devasta le pareti strettissime di questa valle che meriterebbero certamente maggior rispetto e quiete.
Ripartiamo e dopo la galleria ci fermiamo a visitare una cava di marmo dismessa. Le tristi ferite impresse alla montagna sono al tempo stesso impressionanti ed interessanti, per notare gli strati di marmo che essa custodisce.

Al bivio per il passo del Vestito, la strada che scende verso Massa è chiusa, pare per le riprese dell’ultimo film di 007.. Quindi direzione obbligata verso Levigliani, Serravezza e discesa in Versilia a Forte dei Marmi.
La vicinanza a Marina di Pietrasanta, dove ho trascorso per molti anni le mie vacanze adolescenziali e dove non vi avevo più fatto ritorno, mi attira come una calamita. Riaffiorano molti ricordi di quelle splendide estati dei primi anni ottanta, grazie anche al fatto che praticamente nulla è cambiato, gli stessi hotel, la stessa gelateria, lo stesso bagno. Un’altra ora a passeggiare sulla magnifica spiaggia non ancora deturpata da migliaia di ombrelloni è necessaria e doverosa. Nel tardo pomeriggio rientriamo all’agriturismo facendo l’autostrada della Cisa. Ceniamo alle Lame degustando le specialità caserecce, tra cui il loro ottimo vino..

27/4 – Ultimo giorno, concludiamo il tour dei musei del cibo visitando quello del salame a Felino . Percorriamo praticamente la strada del giorno precedente ma ad andatura più sostenuta, visto che lo scopo di oggi è soprattutto nutrire la mente e la panza di questi divini prodotti locali. Il museo, sito all’interno del castello di Felino, è molto interessante e ci schiarisce definitivamente le idee di come avviene la lavorazione del salame. Molto affascinante la ricostruzione storica di come avveniva in modo artigianale agli inizi del secolo scorso.
Dopo il museo del salame, tocca al museo del prosciutto di Langhirano.
Meno bella la location, ma altrettanto interessante lo sviluppo della museo. Alla fine non possiamo esimerci dal pasteggiare al locale del museo, pranzando a base di assaggi di crudo, culatta e fiocco, accompagnati da un ottimo Malvasia. Da non perdere anche il dolce tipico di Langhirano, la Pasta Rossa. Con soli 15 € a testa ci siamo rifatti il palato e sazi ripartiamo per Cedogno, per visitare il Museo dei Lucchetti.
Preferiamo salirea Cedogno lungo le strade secondarie che finora non ci hanno mai tradito per i caratteristici angoli panoramici ed il poco traffico che le popola. Da Langhirano prendiamo per Mulazzano, quindi Neviano degli Arduini e Cedogno. La porta del piccolo museo è chiusa ed un biglietto invita a suonare alla casa del propietario della collezione, il simpatico e carismatico sig. Vittorio. Mentre ritorniamo al museo ci spiega che la sua collezzione, iniziata subito dopo la 2a guerra mondiale, conta ormai più di 4.000 lucchetti !!! Ci mostra con orgoglio tutti i pezzi più originali e pregiati, raccolti in più di 60 anni, durante vari viaggi per il mondo. Vi sono pezzi cinesi, indiani, tibetani, persiani, australiani..
Oltre alla spiegazione dei pezzi, ci racconta anche simpatici aneddoti ad essi legati e quando nel museo entra una famigliola con 3 ragazzini, Vittorio si illumina ed inizia a rispiegare tutto con incredibile pazienza ed amore ai piccoli visitatori. Una visita a questo signore ne vale veramente la pena !
E’ tardo pomeriggio e riprendiamo la moto per ridiscendere verso valle e terminare il nostro weekend lungo la noiosa ma necessaria autostrada.

Siamo molto soddisfatti. Abbiamo scoperto un altro incantevole angolo di questo nostro meraviglioso Paese, senza dover fare moltissime ore di viaggio da casa, dove in pochi kmq come praticamente ovunque in Italia, sono racchiuse bellezze storiche, paesaggistiche e perchè no, gastronomiche.

5 thoughts on “Parmigiano e Reggiano: non solo il formaggio… (2008)

  1. ho curiosato nel tuo blog e che gradita sorpresa questo tuo viaggio tra questi paesi ai quali a volte si preferiscono mete esotiche
    ben fatto!!! bella idea di viaggio e bel diario
    forse il mio (nostro) giudizio è un po’ di parte: mio marito Rodolfo è originario della bassa, in provincia di REggio Emilia ed io , Gabriella, nata a Milano ma da mamma “parmigiana” DOC e papà delle colline vicino a Felino
    e che invidia–un viaggio in moto!!

  2. Pingback: I miei primi 100.000 km con la Strommina « Max510's Blog

  3. Pingback: PARMIGIANO E REGGIANO: NON SOLO IL FORMAGGIO… (2008) | vivilamoto

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