Ecuador – Quilotoa e Banos

06/08 Laguna di Quilotoa e Banos

Lasciamo La Ciniega al mattino presto, la meta di oggi è la laguna di Quilotoa. Per raggiungerla ci vogliono 3 ore di viaggio, ma passono velocemente perché attraversiamo un tratto di Sierra Andina tra i più belli del Paese.

tipico motociclante ecuadoriano

Nonostante sia così dall’inizio del viaggio, ci stupiamo una volta di più dei paesaggi che ci regala questa terra, il comune denominatore è sempre lo stesso: cielo blu con nuvole bianche come quelle che si vedono nei cartoni animati, visibilità nitida per km e km, terreni coltivati quasi in verticale fino quasi alle cime dei monti, tutti lavorati a mano dalla donne indigene. Anche la popolazione, ci confida Guillermo, è molto più simpatica e graziosa del resto del Paese. I bambini al nostro passaggio ci salutano con entusiasmo.

La laguna di Quilotoa è la più bella di tutto l’Ecuador, la foto compare su tutte le guide per la sua quasi perfetta rotondità e per il colore delle sue acque. Quando vi arriviamo non rimaniamo delusi da ciò che ci aspettavamo di vedere…un paesaggio da togliere il fiato!
Laguna di Quilotoa

Dopo le foto di rito al belvedere iniziamo la discesa dentro il cratere, Quilotoa è infatti un altro vulcano spento dove nel cratere si è formato un lago. Il sentiero è molto ripido, sabbioso, impegnativo; il ritorno dovremmo percorrerlo a dorso di un mulo…

discesa all'interno del cratere

Raggiungiamo la laguna, l’acqua è verde smeraldo, che si scurisce leggermente al passaggio di qualche nuvola.. L’acqua non è molto fredda, è leggermente salata, una via di mezzo tra mare ed acqua dolce. Al momento di risalire abbiamo un’amara sorpresa: purtroppo i muli che ci dovrebbero riportare su oggi non sono disponibili perché i ragazzi che li conducono sono impegnati nella riunione della comunità locale. Quindi dobbiamo risalire 200 mt di dislivello a piedi!!!
E’ durissima, peggio che al Cotopaxi, infatti qui la salita è molto più ripida, sulla sabbia e siamo sempre intorno ai 4000 mt slm.. Stremati, con la lingua fuori raggiungiamo il ciglio del cratere. Ad attenderci la solita ottima “Sopa di verdure”. Al pomeriggio ripercorriamo la medesima spettacolare strada dell’andata fino a riprendere la Panamericana e raggiungere Banos.
Questa è una cittadina termale nota in tutto il continente sudamericano e si trova ai piedi del vulcano Tungurahua. Prima di arrivare in città percorriamo centinaia di metri di strada “strappata” alla colata lavica scesa durante l’eruzione del febbraio scorso, un fiume lungo chilometri e con un fronte di quasi 300 mt.

Banos - rotonda all'ingresso del paese, distrutta dalla colata lavica

Il vulcano al momento è ancora attivo, ma purtroppo per noi, non è visibile il pennacchio di fumo per via delle solite nubi che circondano le vette dei vulcani. L’hotel è “meno bello” del solito ma offre altri agi, come ad esempio un mini centro termale di cui approfitto appena scaricate le valigie. Anche il servizio lascia un po’ a desiderare e dopo un’ora e mezza di attesa per esser serviti per la cena, decidiamo di uscire a cenare fuori. Troviamo un ottimo localino nella piazza del paese dove degustiamo i piatti locali con grande soddisfazione.

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