“For this challenge, we want to keep it simple: share a photograph with a prominent color (or assortment of colors) that reveals more about you. It could be a symbolic, meaningful shade; a color that expresses how you currently feel; or a combination of colors that excites you and tells a visual story.”
Well, just see the phrase above my header I think you have an idea that expresses how I am… and also my header often shows image with lovely blue skies…
Here The Photo that best summarizes how I am:
First and foremost, blue ! Love it. Give me peace, serenity…
Then, on the podium, Yellow and Orange, also Red…
I am outgoing, sunny person and love light and bright colors.
La stagione motociclistica qua nel profondo nord si sta avviando inesorabilmente al termine. Dobbiamo approfittare delle ultime belle e calde giornate ottobrine per fare ancora qualche divertente girello.
Così programmo con un paio dei soliti amici di andare a mangiare un boccone di polenta sui monti biellesi.
Preparato l’itinerario con Tyre, lo copio sul nuovo Tom Tom Rider
ed in attesa dei due compari, al caricamento dal menu lo imposto con l’ormai famosa opzione “strade tortuose”; pronto anche ad avviare la registrazione dell’itinerario, per averne traccia e statistiche.
Dopo pochi chilometri che viaggiamo però mi accorgo che ho lasciato settata l’opzione strade tortuose su “secondarie”, la più “ruvida” delle tre posizioni; infatti il Tom spinge per farmi infilare strade bianche che attraversano le cascine della zona. Magari un’altra volta, caro Tommy, oggi preferisco andare per quelle principali.
Guadagniamo rapidamente i primi colli novaresi danzando agilmente nelle curve tra le vigne da Barengo a Fara.
Passato il Sesia e virato verso nord in quel di Rovasenda, sulle colline ad ovest di Gattinara assistiamo al compimento del magico rito della vendemmia…
Chissà se proprio quei grappoli si trasformeranno nei prossimi mesi in un ottimo Gattinara DOCG 🙄
Raggiunta la Valsessera, costeggiamo per qualche chilometro il torrente da cui prende il nome fino a Coggiola, quando con un tornante a sinistra inizia la salita che ci porta a Trivero e quindi ad imboccare la Panoramica Zegna.
Come sempre su queste strade nei giorni feriali si viaggia benissimo. Le uniche “anime” che incontriamo sono i giardinieri manutentori dell’Oasi Zegna, sempre impegnati a tener in ordine questa amena area naturalistica.
Superata la loro zona di lavoro, possiamo dare un pò più di gas. Il “foliage” è appena iniziato e la strada è ancora discretamente pulita.
Prima di arrivare in cima, amo solitamente fermarmi in un paio di punti panoramici e lo faccio anche questa volta.
Dal Poggio Vallemosso si può ammirare un panorama a 180° verso sud che va dalle Alpi lombarde fino all’inconfondibile sagoma del Monviso.
Ma mentre guardando verso est si prova un pò di soddisfazione, ad ovest la luce è completamente appiattita dalla grigia foschia autunnale.
Mentre spendiamo qualche minuto in gradevoli chiacchiere e scatti fotografici al tema autunnale dell’escursione, un’anemica coccinella ci chiede un passaggio per la vetta…
L’altro punto panoramico è la Bocchetta di Margosio, da dove, guardando verso nord,possiamo ammirare il Monte Rosa e la punta della piramide del Cervino.
E’ mezzogiorno e la polenta ci sta aspettando. Ho pensato a tre posti dove poterla gustare che so già non possono deluderci.
Oltrepassiamo quindi la vetta di Bielmonte e dopo un paio di chilometri in discesa ecco che alla prima opzione facciamo centro.
La trattoria del Bocchetto Sessera è aperta; la Signora e la simpatica Ilaria, sentiti i nostri motori, si affacciano dalla cucina e ci rassicurano sulla abbondante quantità di polenta disponibile per saziare i nostri appetiti.
All’interno ci accolgono una quantità innumerevole di gufi e civette…
ma soprattutto il coccoloso Popi
Come detto, qui un buon pasto non manca mai e lo consumiamo fin troppo voracemente.
Qualche passo dopo il lauto pranzetto, per prendere un pò d’aria fresca e fingere di smaltire qualche etto. Ma non sarà certo il movimento dell’indice sull’otturatore della compatta a bruciare le mille calorie assunte.
Riavviati i motori, ci buttiamo in discesa verso la Valle Cervo. In pochi minuti siamo giù a Rosazza dove imbocchiamo la stretta salita che porta al Santuario di San Giovanni e successivamente, inerpicandosi a gomitate su per la montagna, anche al più noto Santuario di Oropa.
Prima di arrivarvi però, un’altra breve sosta alla Trattoria della Rosazza, che troviamo chiusa, ma che era la seconda opzione per mangiar la polenta. Durante la bella stagione, piccoli tavoli posti sopra un terrazzino e lungo il ciglio della strada, ne fanno una tappa gradevole per piatti a base di salumi, formaggi locali ed appunto polenta…. Il tutto pochi metri prima della galleria che ci fa poi sbucare letteralmente sopra alla chiesa nuova del Santuario.
La discesa verso Oropa è da affrontare con prudenza. La strada, molto stretta, è anche interrotta da tratti con fondo in sasso, costruiti per far defluire senza danni eventuali piene dei ruscelli che scendono dai monti circostanti.
Ci gustiamo invece appieno la manciata di chilometri curvosi che ci porta giù a Biella.
Da qui in un’oretta saremmo a casa, ma noi allarghiamo ancora i nostri orizzonti verso ovest e seguendo le indicazioni per Ivrea, andiamo ancora a cercare qualche piega e qualche saliscendi attraversando la Serra.
Una volta in pianura, ci ritroviamo sotto un cielo velato; un pallido sole autunnale ci accompagna dalle sponde del lago di Viverone fino alle risaie ormai asciutte delle terre di casa nostra.
Sull’uscio di casa, il Rider mostra i frutti del suo lavoro…
Siamo sempre a Moab e non ce ne andremo facilmente… 😀
Dopo una simpatica indigestione di donuts in un supermercato locale, partiamo per una nuova visita ad Arches.
La sera prima ci siamo “limitati” al trail fino al Delicate, ora dobbiamo approfondire, vedere altri archi e magari anche frecce e faretre 🙄
Attraversiamo la Courthouse Towers e le Petrified Dunes, con un occhio alla nostra sinistra ed uno alla strada, costeggiamo l’incredibile Great Wall fino ad arrivare alla Balanced Rock dove ci fermiamo per la prima sosta.
Giriamo intorno a questa pinnacolo roccioso; potrebbe bastare un refolo di vento a sbilanciarla e buttarla giù, ma ci vuol già pensare qualcun altro 👿
Ritornati all’auto, lasciamo la strada principale svoltando subito a destra verso la Windows Section.
Purtroppo troviamo un paio di torpedoni ad aspettarci ma fortunatamente per noi, la maggior parte dei turisti non fa che pochi passi per fotografare le due finestrelle da lontano.
Optiamo per dirigerci comunque verso il Double Arch visto che il breve sentiero per raggiungerlo sembra semi deserto.
Questi angoli rocciosi sono veramente dei piccoli gioielli geologici. I disegni, le bizzarrie della natura non sono comparabili con altra cosa al mondo.
Mentre transitiamo sotto il primo arco, qualcuno prega che resti su ancora un pò. Per rincuorarlo, mi offro di tenerlo in sicurezza durante il tempo della sua visita…
Insieme a qualche altro coraggioso viandante, scalo i pochi metri di roccia sotto il secondo arco per ammirare il panorama da entrambi i lati.
Quando torniamo per andare alle Windows (7 ? 8 ? boh… :roll:) incontriamo al parcheggio i nostri amici tedeschi con le loro belle Harley.
Non resisto ad ammirare le cromature di questi miti su due ruote e mentre ci immortaliamo nei luccicanti riflessi, scambio qualche chiacchiera con la loro guida.
Per un viaggio organizzato con guida e noleggio moto spendono circa 8000 cucuzze europee !
Non si discosta molto dal mio preventivo per farlo da soli… Ma a parità di prezzo, la libertà di fare quello che si vuole è impagabile !
Certo, raddoppiando le ruote la cifra quasi si dimezza e di viaggi ne saltano fuori due… 🙄
Iniziamo il trail della Windows Section andando prima al Turret Arch, valicato il quale, ci imbattiamo in un carinissimo scoiattolino assetato.
Proseguiamo il trail girando intorno alle due finestre, North e South Windows e come per magia, quando si inizia un pò a camminare ed ad immergersi meglio nella natura, la folla si dirada e si resta in pochi eletti a godere del silenzio che echeggia fra queste sculture naturali.
Le passeggiate in questi scenari ci rapiscono sempre molto, ci vorrebbero giornate di 48 ore… Dobbiamo visitare anche Canyonlands e quindi decidiamo a malincuore di tralasciare la parte alta di Arches e di andare verso l’altro parco.
Pasteggiamo nei pressi del Visitors Center di Island in the Sky e facciamo quindi un breve passeggiata fino al view point da dove abbiamo un primo assaggio di quello che andremo a vedere.
Canyonlands è sorta di sommatoria delle bellezze caratteristiche di molti altri parchi: canyon, mesa, butte, archi… ce n’è per tutti i gusti insomma.
Fatte poche miglia, ci fermiamo al Mesa Arch, che ci regala subito panorami mozzafiato.
Vi cammino sopra perchè la foto di rito ci vuole, ma una volta arrivato a metà, le gambe iniziano a diventare molline, visto la poca larghezza dell’arco e lo strapiombo su cui domina… 😀
Tornando all’auto ci imbattiamo in una zona arsa dal fuoco che crea l’occasione per scatti suggestivi…
Inferno e Paradiso
Percorriamo una decina di miglia fino al Grand View Overlook Point.
Ci incamminiamo incerti lungo il bordo dell’altopiano per il breve trail che ci porta fino alla punta di fronte alla Junction Butte, aldilà della quale il Green River si va ad unire al Colorado, formando un unico serpente che, in teoria, dovrebbe giungere fino al Pacifico. L’uomo cerca e purtroppo sta riuscendo ad impedire che questo naturale evolversi di un fiume avvenga.
Incerti perchè un nuvolone scuro incombe su di esso e spettacolari ed impressionanti saette cadono a non molta distanza creando qualche apprensione.
In questa camminata ci lascio un pezzo di cuore… Questi immensi spazi, grandiosi panorami che si perdono all’infinito, il silenzio interrotto solo dall’eco di tuoni che si stanno allontanando, creano nell’anima un tumulto di emozioni, come quelle provate ad esempio a Dante’s View nella Death Valley, o forse anche superiori.
Un paio di amiche ci raggiungono in punta a questo sperone e sedendosi accanto a noi, una ci sussurra sotto voce, quasi a non voler spezzare l’incantesimo, che nessuna foto potrà mai rendere l’idea della bellezza che stiamo osservando.
E non possiamo che convenire…
Diamo un’occhiata veloce anche al Green River Overlook ma il paio d’ore dedicate al trail precedente ci ha talmente riempito emotivamente che snobbiamo i successivi punti panoramici e torniamo verso l’uscita del parco; abbiamo ancora da vedere Dead Horse State Park.
La prima cosa che vediamo e che è impossibile non notare, visto il forte contrasto con l’ambiente circostante, sono i bacini per l’estrazione dei sali di potassio nei quali si specchia il cielo sopra Moab.
Passeggiamo lungo il View Point e dobbiamo ammettere che anche qui il paesaggio è notevole. Sarò noioso, ripetitivo, ma gli aggettivi non bastano mai per descrivere certi posti, soprattutto se è proprio il genere che ami: grandi panorami, grandi spazi. Camminando sul rim, sul bordo di questi abissi rossi, viene voglia di lanciarsi nel vuoto, per provare a volare… Voglia di volare.
Facciamo ancora qualche centinaio di metri oltre il muretto che delimita l’area visitatori, per vedere meglio il fiume Colorado.
Il sole sta tramontando e le prime ombre avvolgono il canyon ed il fiume. Un’altra indimenticabile giornata sta finendo e questa ha lasciato un segno indelebile dentro di noi…
In bella compagnia siamo andati a pascolare nelle faggete delle nostre amate montagnole, in cerca di nobili boletus…
Tra chi cerca e chi scatta per immortalare i famigerati colori, i duri e puri della montagna non si tirano indietro nonostante raffreddamenti pregressi e sicuri avanzano nel tasso d’umidità del 110 % !
Le velenose tentazioni la fanno da padrone… ma si riesce sempre a trovare qualcosa da poter metter sotto i denti
Fungata al Mottarone
e soddisfatti del bottino, alla fine i nostri eroi s’incamminano sognando già di futuri risottini…
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