The time is short despite the layers are many…

Ricordi di Lapponia – Lapland memories

In questi giorni un link entrante da Norama, un t.o. specializzato nel settore nordico ma non solo, ha acceso i magnifici ricordi del nostro viaggio nella Lapponia Finlandese.

Qui un breve video, mi scuso per la qualità ma è di qualche anno fa…

e poi il link al diario “Le lunghe ombre del Nord”

In these days, an incoming link from Norama, bring me memories of a wonderful trip in Finnish Lapland.

Here a short video, sorry for quality… and link to my report “The long shadows of the North” 

USA OtR – 3000 miglia nel West – “Get your kicks on Route 66 !”

14° ed ultimo giorno 😦

Siamo ormai all’epilogo del nostro viaggio.

Al contrario del solito, la tristezza per il ritorno a casa non ha ancora preso il sopravvento, abbiamo ancora da divertirci lungo la mitica Route 66.

Ed iniziamo facendoci l’ultima abbuffata di donuts !

Quindi un pò di gasolina per non rischiare di arrivare proprio asciutti alla riconsegna dell’auto e si parte seguendo la 66 che nel primo tratto di questa tappa in realtà ha le sembianze della I-40.

Entriamo in Williams e lasciamo l’auto nel centro della piccola cittadina; passeggiando per le vie, si respira in ogni angolo il profumo del mito, dell’epoca di un passato dorato che forse non tornerà più. Ogni insegna, ogni negozio o indicazione stradale è volto a ricordare l’importanza, il significato che ha la strada madre per gli americani e non solo…

Certo, per noi italiani ed europei in genere,  è un pò strano leggere sulla guida che si recupera al Visitors Center, la classificazione di “storici” data ad edifici che hanno non più di un centinaio d’anni. Ma la storia americana è ancora molto giovane e quindi ci può stare.

Vagando qua e là, sembra di esser dentro film o serie tv che abbiamo visto con passione negli anni della nostra adolescenza, soprattutto quando ci si imbatte in auto d’epoca di un certo fascino.

Visitiamo i negozi ricchi di gadgets e visto anche le modiche cifre degli articoli proposti, facciamo incetta di cappellini e magliette da portare agli amici.

Al di fuori, richiami a personaggi famosi ed idoli immortali…

Continuando nella scoperta di Williams, veniamo attirati da urla, grida di eccitazione e divertimento.

Scopriamo così una simpatica attrazione che costituita da una sorta di seggiovia che, portata a ritroso ad un’estremità della fune posta ad una certa altezza in cima ad un palo, viene poi fatta scendere ad una discreta velocità fino all’inchiodata finale a pochi passi da terra.

Decidiamo di provare il giochino e saliamo sui sedili di un auto rombante che ci porta ad una trentina di metri di altezza sopra il parcheggio e la strada sottostante…

Devo ammettere che una volta in cima, esser legato al sedile con una sola cintura tipo quelle degli aerei, non è una bella sensazione e le vertigini si fanno un pò sentire… 😳

L’auto inizia a rombare e con una sgommata parte in picchiata verso il basso. Dopo pochi secondi una sonora inchiodata ci evita di schiantarci contro quel che sembra una rete protettiva 😕

Alla fine è stato divertente, ma lassù non ero troppo convinto. 😀

Rientriamo sulla Interstate e proseguiamo fino a quando, poche miglia prima di Seligman, le indicazioni ci riportano sulla Historic 66. Non ci fermiamo ma attraversandola lentamente possiamo ammirare anche qui le medesime auto e moto storiche parcheggiate fuori da markets che propongono articoli in tema per tutti i gusti.

Dopo un interminabile rettilineo lungo circa una ventina di miglia, arriviamo a Peach Springs ma il piccolo paesello non ci sembra esser attraente come i due precedenti e quindi tiriamo dritti fino ad un altro luogo mitico : Hackberry !

Questo “General Store” come recita la gloriosa insegna, è praticamente un museo a cielo aperto, ricco di cimeli relativi alla Route 66: libri, mappe, segnali stradali ed auto storiche che fanno orgogliosamente mostra di sè davanti e dietro il famoso locale.

Se già a Williams sentivamo il profumo del mito 66, qui ci siamo dentro completamente; un vero e proprio tuffo nel secolo passato. Ogni singolo metro di questa storica stazione di servizio attira la nostra attenzione, non solo i magnifici esemplari a quattro ruote che fanno bella mostra di sè di fronte all’ingresso principale come la splendida Corvette Rossa.

Sul retro, altri reperti d’epoca reclamano la nostra attenzione…

Viene voglia di rovistare tra la vecchia ferraglia raccolta qui, chissà quante storie hanno da raccontare tutti gli oggetti, i carri, le auto che giacciono in questo cortile.

Il tempo è sempre tiranno e dopo un’oretta trascorsa entusiasticamente ad indicare l’un l’altro cose da vedere e fotografare, riprendiamo il nostro “anonimo” mezzo per proseguire in direzione di Kingman.

Quando vi arriviamo l’ora di pranzo è passata ed i morsi della fame si fanno sentire; parcheggiata l’auto all’ombra di uno dei pochi alberi rimasti liberi, andiamo subito a pranzare da Mr. D’z .

Il mondo è piccolo anche al di qua dell’oceano e chi incontriamo all’interno del locare ? La famigliola francese compagna d’avventura del volo sul Grand Canyon !

Terminato il lauto pasto, usciamo per fare una camminata lungo le vie della città. C’è solo un problema: ci sono oltre 40°c e come era già accaduto anche a Page, si sentono tutti ! Cerchiamo di sfruttare ogni metro d’ombra ma non ne incontriamo molta.

Dopo un giro abbastanza superficiale ed un’occhiata al deposito dei veicoli sequestrati dal FBI, decidiamo che ne abbiamo abbastanza e guadagniamo l’auto dove appena saliti imploriamo il climatizzatore di rinfrescarci il prima possibile ! E meno male che avevamo parcheggiato all’ombra !

Salutiamo Mr.D’z e partiamo in direzione Las Vegas, abbandonando per sempre la Route 66.

Man mano che saliamo in direzione nord verso la città del peccato, la temperatura continua a salire. Certo, nel fresco dell’abitacolo ora stiamo bene, ma dobbiamo fermarci per un’ultima sosta alla diga Hoover, sul confine tra Arizona e Nevada.

L’impatto visivo è notevole. Alta oltre 200 metri, quando fu completata era il più grande impianto di produzione di energia elettrica degli Stati Uniti.

Impressionante anche il buco dello scolmatore che perfora la montagna dando l’impressione di una discesa diretta verso gli inferi.

Il caldo è veramente opprimente e forse anche noi cominciamo ad essere un pò stanchi e non riusciamo più a sopportarlo. Ripresa l’auto, saliamo solo qualche minuto su un promontorio panoramico con vista sul lago Mead per poi proseguire verso Las Vegas.

Vi arriviamo poco prima del tramonto e stavolta non dobbiamo più entrare nel cuore della città come 8 giorni fa; soggiorneremo al Luxor ed arrivando da sud è una delle prime uscite che incontriamo e che ci immette in una traversa subito alle spalle dell’hotel dove è situato l’enorme parcheggio.

Dalla camera vediamo l’aeroporto e l’incessante decollo di aerei sembra lì a ricordarci che a breve toccherà pure a noi, che siamo veramente alla fine dell’avventura on the road.

La sera lasciamo l’hotel per una nuova rapida passeggiata lungo la Strip. L’indomani dobbiamo alzarci alle 5 e quindi ci ripromettiamo di non fare le ore piccole…

Certamente il Luxor è più caratteristico del Bally’s dove avevamo soggiornato settimana scorsa e quindi appena usciti dalla camera perdiamo già tempo a curiosare in tutto quello in cui ci imbattiamo.

Proseguendo incontriamo l’Excalibur e poi il New York con le sue spettacolari montagne russe…

Nonostante il forte vento caldo che fa sembrare di esser investiti dal getto di un phon gigantesco, passando su uno dei tanti ponti pedonali, ci soffermiamo ad osservare il chiassoso ma disciplinato traffico serale…

Raggiungiamo il Bellagio per assistere ancora una volta allo spettacolo delle fontane ma la musica non è entusiasmante come il Viva Las Vegas di Elvis che ci aveva esaltato la prima sera che eravamo stati qui.

Ripieghiamo sulla battaglia tra Sirene e Pirati del Treasure Island. Uno vero e proprio spettacolo teatrale che si può ammirare dalla strada. Gli effetti speciali delle cannonate, che nulla hanno da invidiare a quelle dei film, accompagnano l’inabissarsi della nave nelle oscure acque del bacino di fronte all’hotel, mentre i pirati, nuotando sott’acqua dopo aver già cantato e ballato, vanno ad abbordare la nave delle bellissime sirene. Veramente da non perdere !

Mentre torniamo verso le rive del Nilo, la luna ormai prossima al plenilunio, si accosta al piccolo Empire State Building, quasi a richiamare un nuovo Kong a spingersi fin là in cima… ma sono esausto e mi vedo costretto declinare  questo invito 😀

Dopo una manciata di ore di sonno, ci svegliamo per raggiungere in tempo utile l’aeroporto.

Doveroso concedere l’ultimo scatto alla nostra compagna di viaggio, che per 3000 miglia ci ha portato a spasso per questo indimenticabile viaggio, senza batter ciglio nemmeno quanto la portavo su percorsi certamente ad essa poco consoni.

Essendo gli unici sull’aereo ad occupare due posti su una fila di tre, l’hostess ci fa notare quanto siamo fortunati: è vero, non solo per questo ovviamente, ma soprattutto per aver coronato un altro sogno.

Arrivederci America…

USA OtR – 3000 miglia nel West – “Volando sul Grand Canyon e poi fino a Flag”

Il tredicesimo giorno

Appena svegli l’adrenalina sale subito a mille; stamattina si vola sul Grand Canyon in elicottero !

Peccato che l’adrenalina mia e di Laura sia di origine opposta: io ovviamente eccitato per la nuova esperienza, Laura preoccupata per la sua solita idiosincrasia a volare.

🙄

L’evento è in tarda mattinata ed abbiamo tutto il tempo per una bella colazione e per vagare nei market in cerca di eventuali gadgets da regalare. Poi sono 10 gg che ci portiamo a spasso le cartoline, sarebbe anche ora di imbucarle; altrimenti, come al solito, arriveremo prima a casa noi.

Alla fine l’ora giusta arriva ed andiamo all’aeroporto. Abbiamo prenotato con Papillon, una delle due compagnie che effettua questo servizio, e ci rechiamo puntuali al check in nei loro locali.

Attendiamo qualche minuto il nostro turno poi il personale di terra ci pesa e ci consegna il giubbotto di salvataggio.

Tocca finalmente a noi ! Veniamo abbinati ad una famigliola francese e così riempiamo in modo bilanciato tutto il velivolo.

Sono fortunato, il mio dolce peso “mi regala” il posto esterno mentre Laura è al mio fianco in uno dei due interni posteriori.

La rassicuro: se precipitiamo, ci sarò io da quel lato ad ammortizzare il colpo…

La ragazza che pilota ci da le ultime brevi istruzioni dicendo che partirà un nastro in lingua italiana con descrizione del tour.

Ci alziamo e si va verso l’ignoto… Dopo qualche minuto di spiegazioni su come si è formato il canyon, i vari strati ed ere geologiche a cui appartengono, parte la musica e non poteva esser che un sapiente mix di brani memorabili, una colonna sonora perfetta per rendere indimenticabile questa esperienza. Nell’avvicinarsi al Parco, sono le musiche di 2001 Odissea nello spazio ad “introdurci” al Grand Canyon.

Da quassù si gode uno spettacolo straordinario, certamente più bello e coinvolgente di quello vissuto ieri durante la camminata lungo il South Rim. E’ tutto creato ad opera d’arte per lasciarti a bocca aperta e la colonna sonora del volo, come detto, è fatta apposta per esaltare il tutto.

Alterno video a scatti fotografici “purtroppo” disturbati dal riflesso del vetro; ma detto tra noi… chi se ne frega ! 😀

Starei quassù tutto il giorno; invece mai come in questo caso, la mezz’ora abbondante a nostra disposizione è letteralmente volata !

In men che non si dica siamo di nuovo all’aeroporto. Scesi dall’elicottero, gli addetti della compagnia ci chiedono se siamo interessati al video; decliniamo cortesemente: tra il nostro materiale e soprattutto quello che si è impresso indelebile nella nostra testa, siamo a posto.

Ancora inebriato da quanto appena vissuto, avvio l’auto e dirigo verso la nuova meta: Flagstaff.

Cittadina storica lungo la mitica Route 66, per raggiungerla dobbiamo attraversare la Coconino National Forest, ossia, come riportato dalla guida e dai pannelli che si trovano lungo la strada, la più vasta foresta di pini ponderosa al mondo.

Man mano che vi penetriamo, le nubi si addensano su di noi e la temperatura esterna crolla decisamente rispetto ai 25°c che avevamo lasciato a Tusayan. Daltronde si trova ad oltre 2000 mt di altitudine e quando passiamo ai piedi dell’Humpryes Peak fa decisamente freddo !

Cerco con lo sguardo di vedere in mezzo alla foresta qualche rappresentante della fauna locale, ma inutilmente.

La pioggia non ci molla finché non siamo in città. Prendiamo possesso della camera al motel lungo la 66 e ci rechiamo in centro a piedi per metter qualcosa sotto i denti.

Ed incredibilmente, parlando di pranzo, cosa scorgo dall’altro lato della strada ? Una delle cose di cui vado più ghiotto in assoluto: i fiori di zucca !!! 😀

Fiori di zucca lungo la Route 66 ! Sono assolutamente da immortalare !

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Proseguiamo e giungiamo anche all’incrocio dove le indicazioni mi avevano creato un pò di titubanza…

Visitiamo il Visitors Center e la stazione adiacente: Flagstaff è praticamente tagliata in due da una linea ferroviaria storica, oltre che dalla Route 66. E’ frequente veder passare i convogli merci lunghi anche fino 90 vagoni…

Il centro della città è delizioso, raccolto praticamente in un chilometro quadrato. Ad un angolo troviamo un ragazzo che sforna hotdog dall’aspetto invitante. Non possiamo più resistere e ci accomodiamo ai tavolini per gustarceli osservando il lento via via degli abitanti di Flag

Assunte finalmente nuove energie, riprendiamo l’auto per andare a visitare il Sunset Crater ed il Wupatki National Monument.

Il primo è un parco costituito da varie bocche di un vulcano sopito da ormai mille anni. Passeggiamo per il breve trail ad anello che si intrufola tra le colate laviche e passa alle pendici del vulcano. Il paesaggio conserva ancora un aspetto spettrale.

Durante la passeggiata ci imbattiamo in quadri suggestivi, quasi onirici…

E così come quella sorta di albero umanizzato rivolge una preghiera al pino che lo sovrasta, anche Lau rende il suo omaggio a questo totem sopravvissuto alla furia degli elementi e forse anche degli umani…

Con l’auto proseguiamo lungo la Loop Road che attraversa entrambi i parchi e dopo poche miglia, la foresta lascia il posto al deserto ed il paesaggio cambia completamente.

Ci fermiamo per visitare i resti di alcuni villaggi indiani risalenti al X°/XI° secolo

Al tramonto rientriamo a Flagstaff dopo esserci lavati e cambiati, usciamo per la cena avviandoci a piedi lungo la 66.

Già da casa e poi consultando la guida, avevo cercato qualche locale in tema dove trascorrere la serata ed al primo tentativo facciamo subito centro: Galaxy Diner !

Atmosfera retrò stile Happy Days, anni cinquanta. Divanetti rossi, juke box e pareti ricoperte da foto di personaggi famosi.

Bellissimo ! 😀

ed anche il cibo non è affatto male…

Tornando verso il motel, la libreria di Barnes & Noble ricorda a Laura che è quasi tempo di tornare al lavoro ma abbiamo ancora un giorno per divertirci, per avere un altro… “kick on 66” 😉

USA OtR – 3000 miglia nel West – “Grand Canyon !”

Day Twelve

Oggi si va al Grand Canyon. Tutti gli amici e conoscenti che ci sono già stati ne dicono meraviglie; secondo la maggior parte di loro, il posto più bello di tutto il tour.

Ma non possiamo certo lasciare Page a stomaco vuoto ! Quindi, appena lasciata la camera, via a saccheggiare il Mart di turno 😀

Ai donuts non si resiste…

Purtroppo la 89 south è interrotta da mesi e la deviazione lungo la parallela pista indiana non è ancora pronta. Ci tocca tornare indietro verso la Monument e quindi passare da Tuba City, allungando non di poco il tracciato.

Ci mettiamo quasi quattro ore ma alla fine a Tusayan ci arriviamo.

Scaricata l’auto e messo sotto i denti un paio di hot dog, andiamo finalmente verso l’ingresso del Grand Canyon Village.

Lungo la strada un generale rallentamento ci insospettisce. Tra le piante del bosco appena giù dal ciglio della strada qualcosa si muove ed allerto Laura di prepararsi con la macchina fotografica.

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Come inizio non c’è male !

All’ingresso del Parco invece il panorama non è dei migliori: parcheggi pieni ovunque, marea umana che ondeggia qua e là.

Ok, è la vigilia di ferragosto, ci dobbiamo metter l’animo in pace…

Riusciamo con una botta di fortuna a trovare parcheggio appena dopo la stazione, ci bastano pochi passi e siamo già al capolinea della Rossa, la navetta che serve tutta l’Hermits Rest Route. La prendiamo dopo una quindicina di minuti di coda. Nonostante il grosso affollamento il servizio ci pare ottimo, ben gestito.

Scendiamo ad Hopi Point ed iniziamo il nostro trail lungo il rim, il bordo del canyon.

Certo, il panorama è notevole, però… non sappiamo cosa, perchè, ma ci aspettavamo di più…

In ogni caso proseguiamo e dopo Mohave Point l’umore comincia a migliorare. Inizia piovere e praticamente tutti si fermano all’area di sosta in attesa della navetta. Noi proseguiamo imperterriti e finalmente riusciamo a “ritrovarci” e ad ammirare il paesaggio come merita.

Ormai lungo il trail incontriamo poche persone e mentre scambiamo qualche battuta con dei connazionali, siamo costretti ad indossare i kway mentre si scatena il diluvio.

Solo qualche miglio più in là, il sole si fa beffe di noi mentre veniamo docciati dal nuvolone fantozziano…

Superato the Abyss, approfittiamo di una navetta semivuota per farci portare a Pima Point ed Hermits Rest.

Osserviamo il paesaggio ma ci sembra che i punti migliori o comunque quelli che ci sono piaciuti di più, li abbiamo già passati.

Riprendiamo la navetta e torniamo nei pressi dell’Abisso. Il sole ha preso il sopravvento e calando, scalda i colori dei vari strati geologici di questa spettacolare ferita della crosta terrestre.

Questo, unito al trail che abbiamo fatto lungo il rim, ci ripaga un pò dei malumori e delle perplessità iniziali.

Domani rivedremo il Colorado River da un altro punto di vista… 😉

Adesso rientriamo a Tusayn ed andiamo a rimetterci a nuovo in hotel.

La sera, passeggiata lungo la Main Street e quindi cena nuovamente a base di ottima carne, sorseggiando della buona birra dai… barattoli della conserva. 😀

il tutto sotto una bella stellata ed una luna da favola.