Valle d’Aosta – “Su e… Joux per i colli valdostani”

Siamo alle soglie dell’autunno e prima che le temperature calino sensibilmente, con un paio dei soliti amici decidiamo di puntare le ruote verso la Vallée.

Preparo l’itinerario con Tyre e dopo averlo caricato sul nuovo Tom Tom Rider, lo “mixo” con l’opzione Strade Tortuose, impostata a sua volta nell’opzione mediana.

Ho già dismesso la giacca  traforata ma almeno i pantaloni estivi penso di poterli ancora sfruttare… E’ un pensiero sbagliato; alle 9 del mattino quando partiamo ci sono solo 16°c e durante la lunga cavalcata in mezzo alle risaie fino al lago di Viverone, la velocità che riusciamo a tenere mi fa pentire presto della scelta; senza considerare che poi saliremo pure in quota…

Viaggiando verso ovest ho nuovamente modo di apprezzare la visibilità del nuovo Rider anche con sole “nemico”; in ogni caso il monitor mi serve a poco perchè ho impostato il risparmio batteria per cui si attiva “solo” 3 km prima di un’eventuale indicazione.

Il traffico sulla statale 11 verso Torino e poi verso Viverone è inesistente e ci permette una guida sciolta e rilassata ammirando i monti che sempre più si avvicinano.

A Bollengo svoltiamo a destra ed imbocchiamo la strada Broglina che attraverso un bel percorso curvoso e panoramico, ci porta a scavalcare la Serra di Ivrea ed approdare in territorio biellese per restarvi però solo pochi chilometri.

Poco dopo Zubiena svoltiamo infatti a sinistra in direzione Valle d’Aosta. Passato lo stabilimento della Fonte Caudana e la galleria della Serra, iniziamo la discesa verso valle potendo osservare alla nostra sinistra i laghetti della Serra.

A Borgofranco prendiamo la statale 26 che sale verso Aosta e la percorriamo fino a Verres dove inizia la salita della Val d’Ayas.

Il meteo qui in montagna è ancora meglio di quello lasciato giù in pianura: cielo azzurro e “pecore bianche” innocue sparse qua e là, come nei migliori fotogrammi di Heidi.

La temperatura però scende sensibilmente, tanto che alla sosta caffè poco prima di Brusson siamo costretti ad imbottirci ulteriormente.

La salita al Col de Joux è sempre divertente da fare in moto: strada larga e manto quasi perfetto sia in salita che in discesa verso Saint Vincent, che affrontiamo dopo la piacevole pausa pranzo alla Brasserie del Etoile de Neige, accomodandoci all’aperto per farci scaldare dal bel sole che bacia oggi queste montagne. Il misto salumi/formaggi  valdostani e polenta con salsiccia non deludono le nostre aspettative.

Etoile de Neige

Etoile de Neige

Dopo la dolce discesa verso valle, attraversiamo lentamente il centro della cittadina termale e giunti nella  “sorella” Chatillon, saliamo per i larghi tornanti che portano in Valtournanche.

Anche qui troviamo il nastro d’asfalto in ottime condizioni e la larghezza della carreggiata non la fa sembrare certo una strada di montagna. Qualche timida piega nei tornantoni alle porte di Antey  e poi, raggiuntala, voltiamo a sinistra verso Torgnon, “il paese del sole”.

La strada si fa più ripida e panoramica con belle balconate verso la vallata che abbiamo appena lasciato. Superato il paese, raggiungiamo il Col Saint Pantaleon fermandoci qua e là per ammirare il panorama circostante che spazia dalla sagoma inconfondibile del Cervino, alle stazioni sciistiche del versante orientale della Valtournanche, come la località omonima o le amene Chamois e La Magdaleine, fino giù allo sbocco della valle madre.

Percorriamo qualche chilometro in quota, attraversando piccoli paesi caratterizzati da deliziose casette in pietra e legno decorate e colorate con innumerevoli vasi di fiori.

Si trovano in una posizione fantastica, affacciati verso sud, godono dell’esposizione al sole per tutto il giorno ed osservano tranquilli dal loro sito privilegiato, il più “caotico” via vai del fondovalle dove scorre la Dora Baltea.

Spianiamo a Champagne e dopo un rapido rabbocco dei serbatoi, dirigiamo verso est per tornare nelle nostre terre.

Al caffè pomeridiano sorseggiato a Borgofranco, decidiamo coi compagni di ventura di lasciarci condurre verso casa a zonzo dal navigatore.

Imposto quindi con “Strade tortuose” la sola base, lasciando che il Rider scelga il percorso.

Informo gli amici che non so quanto ancora potrà reggere perchè sta andando di sola batteria fin dalla partenza, prendendosi pure lui la sola pausa nell’ora di pranzo.

Tra l’altro la spia di carica diventa rossa alquanto presto, a circa mezza carica, creando non poche ambasce a chi ancora lo conosce appena.

Il primo tratto riperccore un pò quello della mattinata, ripassando per la galleria della Serra; ma al bivio della 338 da cui siamo arrivati dal versante di Ivrea, ci manda a sinistra verso Biella.

Attraversiamo il torrente Elvo in zona Maghetto e poi dopo qualche rotonda, il Rider ci porta sulla tangenziale Biella Cossato… 😕

Sono perplesso e gli amici iniziano a farsi beffe del mio entusiasmo verso il bel “giocattolino”.

Meno male che vengono smentiti nel giro di pochi minuti. Arrivano infatti le indicazioni per lasciare la tangente e dirigere verso Mottalciata e poi in mezzo ai campi, attraversando il torrente Cervo e raggiungere Buronzo.

Da qui dirigiamo verso il Sesia attravesando tanti futuri risotti. Siamo infatti nelle terre dove viene coltivato il riso Arborio, la cui cittadina che gli dà il nome ci accoglie nel giro di pochi minuti.

Valichiamo il fiume tra Ghislarengo e Carpignano e veniamo di nuovo spediti nelle strette strade di campagna che attraverso Sillavengo e Castellazzo ci portano sulla statale della Valsesia. Siamo alle porte della città ma non pago ed assettato di vendetta, il Tom ci conduce in ulteriori divagazioni in mezzo alle risaie, portandoci dal bacino del Sesia a quello del Ticino.

Al momento dei saluti, i miei due compari riconoscono come alla fine sia uscito veramente un “tortuoso mediato”, in cui siam passati dalle tangenziali a dover raccogliere il riso con le mondine.

Solo davanti al box di casa, mentre annoto le statistiche registrate dal nav, realizzo stupefatto che è ancora acceso, nonostante la spia sia completamente bianca e stia lavorando, in modalità risparmio energetico, da circa sette ore !

Se l’accensione del monitor per il preavviso di indicazione venisse ulteriormente ridotta da 3 km ad 1, come già ho accennato in un precedente post, non oso pensare quanti minuti di batteria si potrebbero ancora guadagnare.

Ma sto cercando il pelo nell’uovo…

Dopo 370 km mando a nanna moto e nav, sempre più convinto della bontà di questo prodotto.

Cee’s Fun Photo Challenge: White & Purple

USA OtR – 3000 miglia nel West – “Lungo il selvaggio Big Sur”

E’ il momento di lasciare San Francisco ed iniziare veramente il nostro on the road.

Ed inizia subito maluccio… Ho clamorosamente toppato la data di noleggio dell’auto, fissata per il giorno successivo, così invece del 4×4 mi danno quel che gli resta in casa: una Nissan Maxima.

Una bella berlinona, non c’è che dire: sedili in pelle umana, gomme ribassate, cerchi in lega, due scarichi che mi fanno intendere che se oso schiacciare, decollo… ma la mia preoccupazione va subito agli sterrati che dovrò affrontare nei prossimi giorni.

Non mi perdono l’errore di data ed oltretutto mi girano non poco visto che in proporzione mi costa molto di più il singolo noleggio di un giorno rispetto ai restanti 14… 👿

Con l’ausilio del gps in poco tempo usciamo dal centro e dopo pochi minuti siamo già sulla strada che sarà il “leitmotiv” della giornata: la Pacific 1 – Cabrillo Highway.

L’auto col cambio automatico non mi crea nessuna difficoltà, anzi le ho sempre considerate comode, quindi mi adatto in un niente allo stile di guida, inserendo anche il cruise control utilissimo per sgranchirsi le gambe 😀

Cielo nuvoloso e nebbiolina sull’oceano ci accompagnano per tutta la mattinata.

Io adoro però guidare lungo queste strade costiere e l’ambiente mi affascina comunque.

Prima tappa di giornata la famosa 17 mile drive, strada scenografica a pagamento che si snoda per gran parte sulla costa, tra Monterey e Carmel.

Paghiamo la decina di dollari richiesti ed inziamo il tour in questa area da sogno, dove si alternano angoli suggestivi a campi da golf a bordo mare che fanno anche da “giardino” a incredibili ville da sogno.

Seguiamo la mappa che ci han dato all’ingresso per fermarci nei punti più caratteristici come Point Joe o Seal Rock

Sulla spiaggia si fanno simpatici incontri mentre un pò più in là si rilassano leoni marini, gabbiani e pellicani.

Proseguendo, non possiamo non chiederci a chi appartengano le case da film che si affacciano ora sui green ed ora sulla costa…

Ci fermiamo anche ad osservare il Lone Cypress, poverino, tutto solo. Ma non sappiamo perchè, non ci ispira particolarmente…

Lasciamo la “Seventiiiin” presso Carmel e proseguiamo verso sud o sur, per dirla alla spagnola… Il Big Sur ci attende.

La strada diventa più spettacolare, alzandosi di diversi metri sul livello del mare ed i punti panoramici dove fermarsi a contemplare il creato non si contano.

La Cabrillo in questo tratto è veramente “scenic” ed ogni tanto il pensiero va a come sarebbe stato percorrerla con la metà delle ruote sotto il sedere…

Raggiungiamo il Julia Pfeiffer State Park, parcheggiamo e dopo un breve trail arriviamo al belvedere da dove si può gustare la singolare bellezza del simbolo di questo parco: le McWay Falls; una cascatella di una trentina di metri che si getta direttamente sulla spiaggia.

Il McWay Cove è un angolo di paradiso e come tale doveva apparire ai signori Brown che vi avevano costruito ai primi del ‘900 la loro dimora, i cui resti ancora giacciono sul pendio con tanto di didascalie turistiche .

Dalle finestre verso sud potevano ammirare la spiaggia e la cascata mentre da quelle a nord, l’aspra bellezza della costa ed avere come colonna sonora, il fragore dei marosi del Pacifico.

Il tempo è tiranno ed a malincuore abbandoniamo la cascatella al suo destino e noi proseguiamo incontro al nostro, che prevede ancora una lunga discesa verso sud fino a Morro Bay dove giungiamo quando ormai il sole ha fatto ribollire le acque oceaniche…

Dopo un’ottima cena a base di pesce al Dutch Restaurant e due passi nel deserto paesino, ci ritiriamo nel motel.

Domani ci attende un nuova lunga giornata.

TT Rider alla prova del Mottarone

Per approfondire la conoscenza del nuovo Tom Tom Rider, lo porto lungo la mia strada del cuore: colli novaresi e Mottarone.

Purtroppo la giornata è nuvolosa e fosca quindi non ho certamente foto migliori da proporvi rispetto a quello con cui già ho mostrato questa panoramica montagnola.

Mi dedico interamente alle prove del navigatore.

Programmato al pc tramite Tyre  (in dotazione col Rider o comunque scaricabile gratuitamente in rete) il percorso che intendo seguire, lo carico sul dispositivo e parto. Decido anche di sfruttare anche l’opzione di importare i contatti dal cellulare e durante il viaggio provo, ovviamente fermandomi, a chiamare ed esser chiamato usando il menu dedicato del navigatore. Anche coi guanti riesco a selezionare dalla rubrica il contatto desiderato ed avviare la chiamata. Idem per la risposta.

Come mi aspettavo, segue correttamente la rotta prestabilita e con qualche minuto di anticipo sul previsto, mi ritrovo sulla vetta del Mottarone.

Dopo la sosta ristoratrice e visto la presenza di nuvoloni minacciosi, mi viene la bella idea di provarlo pure sotto l’acqua e decido di far rotta verso la Valsesia. Dedico per l’opzione strade tortuose, “la chicca” di questo nuovo Rider, non prima però di aver modificato il settaggio di questa opzione. Infatti nel menu interno c’è la possibilità di impostare 3 diverse opzioni di strade tortuose. La “migliore” a mio avviso è quella che fa percorrere quelle secondarie, poi c’è una sorta di via di mezzo ed infine un’altra più light che imposta le tortuose a grande scorrimento. In questo caso opto per la media.

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Imposto anche il risparmio batteria che permette di viaggiare col monitor spento che si attiva solo quando deve dare indicazioni. Poco dopo la partenza il nav si spegne ma si riaccende nel giro di poco tempo per informarmi che sto superando il limite di velocità… 🙄

Mi fermo e disabilito tutti gli avvisi di sicurezza e riparto fiducioso.

Il monitor si disattiva per diversi minuti fino a che si attiva per indicarmi che tra 3 km devo girare…

Ecco, a mio avviso questa opzione potrebbe esser migliorata. 3 km mi sembra un preavviso eccessivo, soprattutto nel caso di percorrenze cittadine o in zone ad alta densità abitativa dove tra circonvallazioni e rotonde è un continuo svoltare e quindi ricevere indicazioni.

Forse 1 km sarebbe stato meglio, più che sufficiente per rallentare e prendere coscienza della prossima variazione di percorso. Ci sarebbe un ulteriore importante risparmio di batteria.

“Strade tortuose” fa nuovamente e bellamente il suo dovere e mi fa compiere un tragitto che conosco bene e discretamente tortuoso. D’altronde essendo prove, voglio verificare effettivamente su strade ben conosciute l’effettiva bontà di questa opzione.

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Per il rientro verso casa imposto come punti di passaggio dei “centro città” con l’aggiunta di percorso tortuoso, avendo letto di questa opportunità nel manuale.

Purtroppo con “percorso più veloce” mi dà per due volte errore mentre la programmazione va a buon fine impostando “percorso più breve”.

Seguo pedissequamente le indicazioni ed il nav mi porta effettivamente a sfiorare i centri cittadini per poi farmi infilare in stradine di campagna che avranno anche accorciato l’itinerario ma ovviamente prolungato il tempo di percorrenza.

Non essendo completamente soddisfatto di questa ultima prova di programmazione percorso, oltre a cercar di capire cosa passa per la testa del nav, tornerò a provare questa doppia opzione nei prossimi giringiro…
Continuate a seguire le prove e confrontarle con quelle di altri due amici blogger impegnati in questa collaborazione con Tom Tom

Amo le Marche in Moto

Girando in Moto

USA OtR – 3000 miglia nel West – “Alcatraz e… Bike the Bridge”

Secondo giorno a San Francisco… E’ quello della visita ad Alcatraz e della pedalata sul Golden Gate.

Due eventi attesissimi dal sottoscritto: il primo un luogo mitico, esaltato a dovere da bellissimi film con in testa Fuga da Alcateraz con uno dei miei attori preferiti, Clint Eastwood; il secondo… beh… pedalare sul Golden Gate non è da tutti i giorni, un ponte entrato nella storia e famosissimo in tutto il mondo, la cui sagoma ed il caratteristo rosso, sono inconfondibili.

Stamattina optiamo per una colazione da Starbucks. Non abbiamo ancora settato a puntino il nostro scolastico inglese e fatichiamo a capire quello che ci dicono i simpatici commessi… Alle nostre orecchie giungono solo svariati “aurrrwwwoouuudsomfingtudrinch ?!?!?”

Ci giustifichiamo tra noi con l’ora, veri veri orli, e con il fatto che siamo solo al second dei ! 😀

Riusciamo comunque a nutrirci pastecciando e bevendo per strada come dei veri americani, “scalando” Powell Street per dirigerci al Pier 33 da dove ci aspetta il battello per Alcatraz.

Bellissimo camminare la domenica mattina per la città deserta…

Deserta sì, finchè non raggiungiamo Embarcadero dove tutto il mondo sta correndo la San Francisco Giant Race !

La nostra visita alla prigione è alle 9,30 ed abbiamo un pò di tempo da spendere ad incoraggiare i migliaia di partecipanti. Meglio di noi fa però un’orchestrina che a bordo strada “li ricarica” con motivi tipo “Rocky” ecc…

Ci imbarchiamo sotto un cielo plumbeo ed un’aria frizzante, non si superano i 15°c e Laura sul battello preferisce “cautelarsi”

Al contrario io non sto nella pelle, anche perchè molto più… foderata :-D, e non mi perdo nessun miglio nautico di quelli che ci separano dalla famigerata isola.

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… che piano piano si svela in tutta la sua drammaticità

Non riesco ancora a credere di aver messo i piedi in questo posto. Allo sbarco ci accoglie “un secondino” 😀 che spiega a tutti qualcosa riguardante ciò che stiamo per vedere; capendo un terzo di quello che dice, decidiamo di avviarci velocemente all’ingresso dove ci muniamo dell’utilissima e ben fatta audio guida.

La seguiamo diligentemente mentre ci fa scoprire tra un aneddoto e l’altro tutti gli angoli della prigione.

Rapiti dalle spiegazioni, le uniamo con la fantasia anche alle scene dei noti film come quello già citato in precedenza…

Un’esperienza notevole, una visita andata oltre anche le nostre aspettative.

Alla fine non possiamo non notare con nostra somma gioia, una piccola Alcatraz per fumatori… 😛 😀

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Il battello ci riconsegna all’ora di pranzo ad una città un pò più calda.

L’idea sarebbe quella di mangiare qualcosa da Bubba & Gump ma è pura illusione ! C’è infatti una coda d’attesa infinita e noi non abbiamo voglia di attendere… Tre ottimi hot dog gustati su una panchina ci ristorano sufficientemente mentre davanti a noi soffia ancora una volta aria di casa, grazie ad un altro tram meneghino.

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Ci rifacciamo tutti i Wharf a piedi e poi a Jefferson andiamo a noleggiare le bici per la nostra avventura pomeridiana: “Bike the Bridge”.

Il ragazzo che ci consegna le bici vuole accertarsi che le sappiamo usare e ci accompagna in una piazzola per una prova… 🙄

Un pò sconcertato lo accontento e devo quasi ammettere che aveva ragione ! Sarà che sono abituato al mio pezzo di ferro ma la bici è talmente leggera che alla prima poderosa pedalata stavo già andando per prati !!!

Comunque tempo zero ci facciamo la mano ed iniziamo a macinare sui pedali.

Passiamo l’Acquatic Park ed il Marina District fino ad avvicinarci all’agognato ponte.

Ovviamente le soste per le foto non si contano  e faticosamente facciamo l’ultima rampetta che ci porta ad imboccare il ponte dal lato oceanico (la domenica in bici si può usare solo la ciclabile occidentale).

Ci vorrebbe un abbigliamento più consono ma non l’abbiamo portato ed inoltre il forte vento freddo che ci sferza ci obbliga a stare abbastanza coperti. Incredibile la turbolenza che si forma intorno ai due piloni di sostegno. Nonostante ciò, ci godiamo entusiasti questo spettacolare passaggio.

Voglio assolutamente salire alla collina della Battery Spencer, punto strategico dove erano stati piazzati a fine 1800 dei cannoni a guardia della Golden Gate, per ammirare il ponte dall’alto.

Le pendenze della Conzelman Road sono veramente importanti ma la faticaccia da lingua a terra per arrivare qui viene ampiamente ripagata ! Peccato il forte e gelido vento oceanico non ci faccia assaporare più a lungo questo momento…. Lo vedo proprio come uno dei posti dove amerei stare a guardare il panorama per ore.

In posizione aerodinamica ci fiondiamo giù verso l’ameno paesino di Sausalito, tirando occasionalmente il freno per non superare i rigidi limiti e soprattutto per non andare a rifarci i denti 😀  Ad attenderci la lunga coda per il rientro col battello.

Tra i km in bici e quelli a piedi ci abbiam dato dentro bene anche oggi… un paio di dollari per tornare in hotel col bus sono veramente ben spesi 😉

E sulla città e sulla nostra seconda giornata, calano ormai le ombre della sera…