Finalmente dopo moltissimi giorni abbiamo nuove notizie da Simone e dalla terra brasileira. L’avevamo lasciato in partenza per la “crociera” sul Rio delle Amazzoni, “vedumo cusa l’è cumbinà” !
Brazil: demonio e acqua santa…
Cari amici, ci eravamo lasciati a Belem, sulla foce del Rio delle Amazzoni. Sono passati parecchi giorni e come potete immaginare sono successe un sacco di cose.
Caricata la motoretta sulla barca in mezzo ad un cumulo di pomodori si parte, direzione Manaus. Cinque giorni sul Rio si alternano fra acquazzoni notturni e diurni che tramutano la mia amaca in una vasca da bagno e sole fortissimo che ci dona un po di tintarella. Il Rio delle Amazzoni e incredibile, che ve lo dico a fa! In alcuni momenti attraversiamo dei bacini tanto larghi che stentiamo a vederne i bordi, un enorme massa d acqua che sostenta il piu grande polmone del mondo. Sulle sue rive vivono delle persone, i bambini si divertono a remare verso le barche, si aggrappano, e si lasciano andare dopo un po. Qua in mezzo non ce molto da fare. Onestamente non so come possano vivere qua, nel nulla. Sulla barca ci sono molti brasigliani ed altrettanti europei, ovviamente lego maggiormente con i primi, come? Facile! La sera sguscio fuori dalla borsa la mia boccetta di cachaca, il bar della nave non ne vende, poco dopo uno del gruppo piu agitato mi chiede se ne ho da vendergli. Io ho la boccia riserva nel bagaglio della moto, vabe, tanto sarebbe finita fra le budella comunque, la sfilo e la offro senza chiedere un centesimo, ovviamente. Il giorno dopo sono il fenomeno della nave. Non passa minuto in cui i miei nuovi amici non mi offrano una paglia, non mi stringano la mano, facendomi sentire a casa, anzi, meglio. La sera seguente, ad una fermata, scendono a fare scorta di cachaca, ovviamente mi costringono a bere, a bere fiumi di cachaca! Nel frattempo gli europei stanno per i fatti loro, per quale motivo non cogliere questa occasione di entrare in contatto con le persone del posto, io non li comprendo. Viaggiare da egoisti non serve a nulla, serve per portare a casa una bandierina, sono stato qui, sono stato li, niente piu, una vergogna.
Con gli europei parlo a piu riprese fino ad avere confidenza ma il loro atteggiamento rimane sempre quello dell indifferenza. Unica eccezione una donna francese avanti con l eta, una pazza, che ha saputo entrare in contatto con i brazileri, che ha saputo festeggiare e fare baldoria, che avro piacere di rivedere, anche se francese. Purtroppo il viaggio e stato macchiato da un episodio, ad una fermata, mi sono distratto un attimo e mi han inculato la macchina fotografica con tutte le foto del Brazil. Probabilmente uno dei venditori di cianfrusaglie che salgono e scendono dalla barca alle fermate. Le mie preziosissime foto buttate al vento. I braziliani a bordo passano due giorni a farmi le scuse, non passa minuto in cui non ci sia una pacca sulla spalla, per loro significa essere additati tutti come ladri, questa cosa ovviamente non gli piace. Annoto centinaia di numeri di telefono di gente che dispiaciuta del fatto si rendono disponibili ad aiutarmi nel caso ne avessi bisogno, un grande segno di dignita che non dimentichero. Sceso a Manaus vengo subito arpionato da un motociclista francese (cazzo proprio francese?!), della Guyana Francese, mah non avrei mai pensato in vita mia di conoscere qualcuno di quel paese…
Con lui attraversero l amazzonia fino ad entrare in venezuela. A Manaus visito il centro, anzi i centri, gestiti da Don Riccardo, dove vengono aiutati donne e bambini, porto la mia donazione, portando a termine la missione benefica inglobata in questo viaggio. Sono loro ospite per due giorni, al punto di essere invitato a pranzo, con… Due vescovi!!! Bene sediamoci a tavola, facciamo la preghierina (blaaahhhhhh) e un bel segno della croce, che siccome non so da che parte si fa, camuffo la gaffe con un colpo di tosse. Roba da pazzi, pure a pranzo con du vescovi, non avrei mai creduto di arrivare a tanto ahahahahh . A fine pranzo pero, emerge l’anima veneta dei religiosi. Il Vescovo chiama la cameriera esclamando “portaci l acqua santa!”, e grappa fu per tutti! La sera, nellapiazzetta di questo quartiere malfamato di Manaus mi infilo in una festa, parcheggio la moto in mezzo a tutti da buon tamarro ed aspetto sorseggiando una cachaca. Il resto ve lo lascio immaginare. Il giorno seguente, dopo aver dormito un paio d ore, arriva il rfancese, partiamo verso il venezuela. Attraversiamo paesini, foreste, riserve indio, cascate, fiumi, scimmie, e altri animali di cui ignoro il nome. Una sera la passiamo in un paesino nel nulla, due giri in moto e siamo invitati ad una festa, altra baldoria, altre due ore di sonno. Questo e il Brazil, quello ce vi aspettate dall america latina e solo qui. Gente simpatica, caciaroni, allegria, movimento, feste, paesaggi stupendi. Il furto della macchina lo fa scivolare in graduatoria, altrimenti sarebbe sicuramente il numero uno.Ora sono in venezuela, ciapet a tutti
A riflettori ormai spenti, le autorità cinesi continuano nei loro misfatti contro il popolo tibetano !
Dal sito dell’Associazione ItaliaTibet
“Due giornalisti italiani, dell’Ansa e di Sky Tg24, sono stati fermati dalla polizia per tre ore http://www.pupia.tv/mondo/notizie/0003028.html)
PECHINO, 9 marzo 2009. Più di 100 monaci del monastero tibetano di An Tuo, nella provincia cinese di Qinghai, sono stati arrestati dopo una manifestazione tenuta in occasione del Capodanno tibetano, celebrato il 25 febbraio.
La notizia è stata riferita da alcuni monaci a due giornalisti italiani, corrispondenti di Ansa e Sky Tg24. I due reporter subito dopo sono stati fermati dalla polizia per tre ore e poi rilasciati. Gli arresti sono stati 109 sui circa 300 monaci che vivono abitualmente nel monastero. I monaci di An Tuo hanno spiegato che domani, cinquantesimo anniversario della rivolta tibetana conclusa con la fuga in India del Dalai Lama, potrebbero verificarsi altre manifestazioni. Poco dopo essere usciti dal monastero, i due giornalisti italiani sono stati fermati dalla polizia e trattenuti per oltre tre ore, pur non avendo violato alcuna legge cinese. La polizia non ha dato spiegazioni sulle ragioni del fermo. Un altro episodio di protesta si è verificato oggi nella provincia del Qinghai, nella contea di Guoluo, dove due auto della polizia sono state colpite da una rudimentale bomba. Sia la contea di Guinan, che quella di Guoluo, hanno la popolazione in gran parte tibetana.
– Alla vigilia del 50esimo anniversario dalla fallita rivolta in Tibet, il presidente cinese, Hu Jintao, ha esortato i leader della provincia a costruire una “grande muraglia” contro il separatismo. “Dobbiamo costruire una Grande muraglia nella nostra lotta contro il separatismo e per la salvaguardia dell’unità della madrepatria e trasformare la stabilità di base del Tibet in una sicurezza a lungo termine”, ha affermato in un messaggio televisivo Hu, che nel 1989 quando guidava il Partito comunista locale guidò una sanguinosa repressione in Tibet. La provincia himalayana – ha sostenuto – dovrebbe progredire verso “un rapido sviluppo economico” e garantire “sicurezza e stabilità sociale”. Intanto, però, tornano le proteste dei tibetani nella provincia di Qinghai, nella Cina nord-occidentale.
Nuovi scontri in Cina. Piccoli ordigni rudimentali sono stati lanciati contro un’auto della polizia e un mezzo dei vigili del fuoco, causando lievi danni ma senza causare vittime. Gli scontri sono avvenuti domenica ma i media cinesi ne hanno dato notizia con 24 ore di ritardo. A innescare la reazione dei tibetani della prefettura di Golog, dove questa minoranza è molto numerosa, era stato il fermo di un residente a un posto di blocco della polizia cinese. In Tibet e nelle zone con minoranze tibetane come il Golog sono state aumentate le misure di sicurezza in vista del 10 marzo, 50mo anniversario della rivolta contro Pechino del 1959 che portò alla fuga in India del Dalai Lama.
Intensificati i controlli Truppe aggiuntive sono state schierate alle frontiere, lungo le arterie principali. A Lhasa le forze di sicurezza pattugliano le strade e i pochi tibetani che circolano vengono spesso fermati e identificati. A Dharamsala, la città indiana dove ha sede il governo tibetano in esilio, per domani è in programma una manifestazione di diecimila attivisti pro-Tibet nonostante gli appelli alla moderazione del Dalai Lama che ha invitato a pregare e a tenere cerimonie pacate per commemorare l’anniversario. Ad accendere gli animi è un rapporto da cui emerge che sono oltre 1.200 i tibetani di cui si sono perse le tracce dopo l’ultima, sanguinosa repressione cinese nella regione, nel marzo 2008. La denuncia arriva da International Campaign for Tibet, gruppo legato all’opposizione tibetana in esilio. Portati via in piena notte, incriminati sulla base di vaghe accuse di separatismo, migliaia di tibetani l’anno scorso finirono nelle carceri cinesi e alcuni non sono più tornati. Il rapporto, basato su materiale vietato in Cina e su resoconti di testimoni rimasti anonimi per ovvie ragioni di sicurezza, parla di “brutali torture” subite dagli arrestati, “a cui veniva infilato il bambù nelle unghie oppure venivano legate e percosse le dita”. “
Finalmente dopo due mesi e mezzo di fermo, ho ripreso in mano la motozza per il primo giringiro stagionale coi soliti amici dei giorni feriali : Ab, Peppo e Maurino.
Dopo il ritrovo al solito baretto per un veloce caffè, facciamo rotta verso Vercelli, bypassandola attraverso la nuova e comodissima tangenziale e raggiungere Trino e le prime colline monferrine. Pochi chilometri dopo aver superato il Po svoltiamo a destra imboccando la provinciale 590 verso Murisengo. Il cielo è grigio ma le nubi sono spezzate, il colonello Giuliacci ci ha promesso che Giove Pluvio non avrebbe versato acqua su di noi oggi. Proseguiamo lungo la valle, circondati da colline ancora brulle, marroni, intristite dal lungo inverno. La nostra andatura è come al solito tranquilla per aver modo di contemplare ciò che ci circonda. Poco dopo Murisengo svoltiamo a sinistra e saliamo sulle colline verso Montiglio Monferrato e da qui percorriamo una stretta ma panoramica strada sul costone fino a Cocconato d’Asti.
Il cielo inizia ad aprirsi per darci giustamento modo di godere del panorama sulle montagne cariche di neve che circondano Torino, sullo sfono l’inconfondibile sagoma del Monviso. A Cocconato aperitivo di rito ed i miei amici che alla partenza mi prendevano per i fondelli perchè ero bello bardato contro il freddo (ho ancora il Gaucho Tucano sulla moto), lamentavano mani gelate ed un certo infreddolimento ! Eppure alla partenza c’erano ben 6°c ed ora almeno un paio in più ! Che sarà mai…
Ripartiamo scendendo da Cocconato a Gallareto e poi proseguendo verso Casstelnuovo Don Bosco. Esce un pallido sole… Entrando in Chieri abbandoniamo le colline placide ed il traffico si fa più intenso chiarendoci che siamo ormai alle porte di Torino. La meta è Superga e quindi saliamo a Pino Torinese. E’ ormai l’ora di pranzo e quindi preferiamo rifocillarci per poi andare alla basilica dopo pranzo.
Però prima di risalire in sella con il nostro chiletto in più, abbiamo un’amara sorpresa. Il gestore del ristorante ci dice che non possiamo salire a Superga da Pino perchè la strada è vietata alle moto ! Che cosa !?!? Il disappunto è notevole. L’ennesima discriminazione verso noi motociclisti ! Il tizio ci spiega che è stato preso questo provvedimento perchè la strada veniva spesso interpretata come pista dagli smanettoni di turno, con conseguenze anche gravi purtroppo… Come al solito, per colpa di pochi idioti ci vanno di mezzo tutti ! E quando i governanti non sanno che provvedimenti prendere, fanno che fare tabula rasa contro tutti, discriminando l’intera categoria ! Un imbecille è un imbecille e basta, sia che sia in auto, moto, bicicletta e pure a piedi !
Vabbè, scendiamo quindi a Torino e saliamo a Superga da Corso Casale. C’è il sole ma un pò di foschia non ci consente foto “decenti” su Torino e dintorni.


Dopo aver osservato la città dall’alto, entriamo in basilica ed abbiamo la seconda amara sorpresa: è completamente “coperta” da ponteggi per i lavori di ristrutturazione. Usciamo e decidiamo per la visita alle tombe reali, ma per il tour ci vuole almeno un’ora e noi non abbiamo tutto questo tempo oggi. Ci accontentiamo del giro intorno alle mura, rendendo omaggio ai caduti del Grande Torino. Prima di partire, qualche foto ricordo con le moto e con il mitico bus n°79, che se la memoria non mi inganna, è quello che una trentina d’anni fa prendevo per andare allo zoo accompagnato dagli zii torinesi…

Ridiscendiamo a Torino e svoltiamo a destra per San Mauro, quindi Chivasso e veloce rientro verso Novara lungo la statale 11, dove solo qualche rotonda interrompe la noia dei lunghi rettilinei in mezzo alle risaie vercellesi.
Arriviamo a casa che il sole è ormai basso alle nostre spalle. Il primo giretto è andato, ma l’importante è che la stagione sia finalmente iniziata.

E che palle che l’inverno non finisce…
Sono 4 mesi che siamo al freddo ed al gelo. Bastaaaa !!! ![]()
Ci mancava pure la superinfluenza a rompermi le scatole
. A “punirmi” per il blitz maldiviano.
Ho voglia di sole, di giornate lunghe, di moto e di aria “bella”, fresca limpida e pulita. Basta aria umida, triste e grigia dell’inverno !
Oggi sarei dovuto andare a ciaspolare all’Alpe Devero. Purtroppo l’influenza che mi ha colpito questa settimana mi ha messo completamente ko, senza un briciolo di energia… Faccio fatica a muovere una scarpa, figuriamoci una ciaspola…. ![]()
Il mio inverno, l’opposto di quello del me amis, in giro a gozzovigliare in Sudamerica. Tra una samba e l’altra. Ed ora si sta facendo pure la crocerina sul Rio delle Amazzoni. Porello… ![]()
Ecco le ultime news
“Brazil full “immersion…
Ci eravamo lasciati con le pioggie, e queste non hanno mai smesso di rompere i maroni… Tutto il Brasile con la pioggia, a volte lieve, a volte battente, ma sempre acqua. Fortunatamente una tregua di qualche ora mi ha consentito, a Porto Seguro, di prendere il sole su di una spiaggia paradisiaca, mare blu, acqua calda, sabbia rossa, vegetazione tropicale. Ora capisco perche, proprio qua, i Portoghesi, mettendo piede per la prima volta sul continente americano, si stabilirono in questo immenso paese cheora si chiama Brasile.

Il giorno seguente tento una follia, raggiungere Fortaleza in un giorno. Percorro 1650 km, piu’ della meta’ sotto l’acqua! Viaggio anche di notte, corro per la strada immersa di lucciole (lucciole non buttane…), e’ da bambino che non ne vedevo cosi tante. A volte spengo le luci in corsa, sembra una pioggia di comete, fantastico. Da bambino abitavo in campagna, con gli altri bambini la sera, accompagnati spesso dai miei cugini, andavamo a catturare le lucciole, le mettevamo in un vaso di vetro e la usavamo come lampadina, poi le liberavamo. Ora da noi sono quasi sparite. Verso le 11 devo mollare, sono lavato marcio e stanco, al primo albergo, a 250 km da Fortaleza mi fermo. E’ carino e molto economico, si chiama “La panchina del distributore di benzina”!!! Infatti mi accampo fra camionisti e gente che passando di li mi offriva il caffe, ma cazzo fatemi dormire su sta panchina! Alle 6 arrivano i gestori, faccio benza li saluto e riparto, robe da cinghiali…
Ovviamente poco dopo ricomincia a piovere e cosi tutto il giorno. Fortaleza e’ una citta’ turistica, piena di “bellezze naturali” ed una spiaggia enorme. Incontro la cugina di Paulo ed il suo fidanzato, con loro trascorro una splendida giornata, sotto la pioggia riusaciamo anche a farci un bagno nel mare in burrasca, emozionante, intanto impazza il carnevale!


La mattina seguente, sotto pioggia, arrivo nel paese dove e’ nato e vissuto Paulo. Il fratello, mamma ed altri mi accolgono come un figlio. Passo due giorni in una casa dove tutti i ragazzi del paese passano il carnevale, trenta ragazzi, uno sopra l’altro, una figata. Il carnevale piu che altro e’ una scusa per fare burdello, tutti saltano, ballano, si baciano per gioco, si pruzzano schiuma da barba, si buttano nel fiume e bevono come delle spugne. Questo e’ il mio posto! Voglio vivere quiiiiiii! La vera figata di questo paese e’ che la gente e’allegra, simpatica, le donne musone sono un brutto ricordo europeo. Grazie a Paulo ed alla sua famiglia per questa splendida occasione, ho potuto mirare il Brasile da un’altra angolazione, dall’interno, questo si che e’ viaggiare e comprendere. Ma vi chiederete, ma dove sei ora? Dove stai andando? Diciamo che, quando percorri la BR316 (mi sembra) ed arrivi in una citta in prossimita dell’equatore, dove ad un certo punto vedi qualcosa all’orizzonte ed esclami “l’oceano!” ed invece e’ un fiume, allora sei arrivato a Belem, dove la foce del piu grande fiume del mondo si impossessa del mare. Traghettero’ il fiume fino a Manaus, per cinque giorni, sara’ noioso? Forse si, ma un ottima opportunita per rilassarsi, guardare da vicino il Rio e riflettere su questo viaggio, sulla vita. Ho sempre un mucchio di cose da dirvi ma per la fretta scrivo sempre poco e male, ci risentiamo da Manaus ragazzi, ciau 🙂 “
La Tamy è rientrata in Italì ed ha mollato il prode compagno a gironzolare da solo in terra brasileira…
Ti fidi ben… 🙂 …
Forza Simo, chiudi il cerchio e torna qui ! All’ingresso del nostro ridente (?!) paesello troverai dei dossi che daranno il colpo di grazia alle sospensioni della mitica Guzzona !
“Fratelli d’Italia ed il Brasile che ti aspetti…
Dopo i bagordi all’ostello “Dakar” con paniscia e molto altro, con le costine ancora dolenti decido di partire, il tempo e’ demonio!
La partenza e’ traumatica, salutare i nuovi fantastici amici, e’ il lato negativo del viajeros, il lato peggiore. Conosci persone fantastiche, condividi una frazione di vita e poi, arriva l’addio. Per chi, come me, viaggia per conoscere persone e’ una tortura continua. Certo, a volte queste persone si rivedono, penso ai due tedeschi Christian e Tanja, conosciuti praticamente sulla frontiera Indo-Pakistana. E’ stato un piacere immenso ospitarli a casa mia ed in un secondo tempo essere loro ospite in Cermania. Pero’ sono casi, il piu delle volte questi amici rimangono nei ricordi. Questa parte del viaggiatore la odio proprio…
Ed infatti arriva… La mattina della partenza, io faccio finta di nulla, preparo la motoretta come se fosse una mattina come le altre, poi ne prendo uno per volta, un abbraccio, occhi lucidi, nessuno che ti lascia partire, trovando sempre una scusa per trattenerti qualche minuto in piu. E poi saluti, abbracci, risaluti, riabbracci, roba da pazzi, basta, occhiali scuri e me ne vado fra le foto ed i saluti. Ciao ragazzi, chissa’ magari in qualche posto del mondo ci rivedremo!
Vado a nord, nella “mesopotamia” argentina, il caldo e’ torrido se non orrido, in riva ad un bel laghetto trovo un camping, bene, devo risparmiare la “plata” mi fermo. Appena entrato vengo bloccato da una nipote di italiani, siciliani. Non posso defilarmi, e’ comunque un piacere, sono nostri fratelli, fratelli d’Italia no?
Montata la tenda esco per una comida, ops, un pasto! Al rientro altro check point da superare, altro blocco, sempre nel campeggio. Un’altro italiano, mi invita a cenare con lui e la moglie, rifiuto, ho gia cenato! Mi adula con del buon vino ma resisto! Poi esclama “mio nonno era di Novara!”. Va bene hai vinto vecchio pazzo, anche se sono stanco non posso rifiutare!
Tra una costina e tre litri di vino la serata passa veloce, quando gli parlo dell’Italia gli brillano gli occhi. L’emozione e’ tanta, fino al punto che… Mi obbliga a cantare “Volare…”, va bene hai vinto “Volareeeee, ooohhh, ohhh, cantareeeeee, ohhhh, ohhhh, ohhhhh, ohhhh”. Campeggiatori svegli ma stranamente divertiti nonostante l’ora. Riesco a liberarmente solo alle quattro!
La mattina, aspetta il mio risveglio (comatoso) per consegnarmi un sacchettino con delle provviste per il mezzogiorno, non si sa mai. Foto, abbracci e con le lacrime si allontana, follie italo-argentine.
Il giorno seguente passo la frontiera, lenta, lenta come sempre la parte argentina, quasi incredibile. Altro paese altra corsa, sono in Brazil.
Cambio itinerario, cambio obiettivo. Entro in Brazil, traglio altri paesi, non ho piu spazio sul passaporto, per Venezuela e Colombia stacchero dei vecchi visti, ma si, stica…
Appena entrato mi accorgo subito che non capiusco una fava di quello che dicono, il portoghese scritto e’ molto simile allo spagnolo che ormai conosco discretamente, mentre il parlato, con la cadenza brazilera e’ come il bergamasco dello spagnolo, incomprensibvile! Meno male che ho un cognato brazilero! Si beh, cognato a volte, lui e mia sorella sono persone molto indecise, vabe…
Mi fermo accaldato in un luogo dimenticato da dio, dove pero c’e’ un alberghetto a conduzione familiare, la signora, una tedescona brasilera mi da il benvenuto! Mi offre di dormire in camera con suo figlio, rispondo che se aveva una figlia era meglio ma non ho pretese, va bene!
Cena in casa con la famiglia, cucina mcasereccia e poi via, per le vie del centro in motorino con il figlio. Festa del paese, incredibile casino, incredibile allegria, incredibili cerveza!
Dopo qualche giro di birra, in uno spagnolo brazilerizzato dice “andiamo dai miei amici!” vaaaaaa bene. Li troviamo brasati dalla cachaca mista a cola, ovviamente ne approfittiamo avidamente fino a quando… Arriva la pula per una perquisa! Manganellate sulle gambe dei ragazzi fino a quando si accorgono che c’ero io, molto piu grande di loro (almeno di anagrafe) e straniero. Nulla da fare, i pulotti, in tutto il mondo, sono dei poveri frustrati smaniosi di potere. Fanno i grandi con dei ragazzini e poi se la fanno sotto con i delinquenti veri, succede in Brasile, succede in Itali’…
Poi 3 giorni di acqua battente! Altro che Brazil paese del sole!!!
Non ho visto nulla di fantastico ma ho trovato quello che mi garba di piu’, contatto con la gente, nottate insonni, piccole cose che per me sono grandi. Mi sembra di tornare indietro di due anni fa, di ritorno da solo dall’India, Pakistan e Iran. Sara’ mica Tamara che mi porta male, come l’aglio allontana i demoni? Sara’ che il viaggiatore saolitario attrae piu’ simpatia o… Sara’ solo culo?
Dalla costa piovosa fra Sao Paulo ed il Fiume di Gennaio, un saluto verdeoro da Simone :)) “







