“Viaggio in Giappone – Kamakura – Day 4”

Pronti per la colazione? NO! Perché abbiamo accettato la versione nipponica al posto di una confortevole, tiepida e conosciuta european breakfast? L’entusiasmo di provare cose nuove! Ci sta dai, ci sta, assolutamente!

Ok, è soggettivo, ma devo dire che Laura non ha apprezzato molto, io ovviamente sì ! Tofu, salmone al forno, zuppa di miso e altre sconosciute amenità che mangiamo solitamente ai pranzi e alle cene orientali, non appena svegli !

Alé, ripartiamo verso nuovi mezzi pubblici, facendoci trasportare da questa simpatica fiumana di occhi a mandorla.

Arriviamo al capolinea e scendono tutti, noi non ci alziamo. Io dormo e Laura è impegnata nello scrivere il diario quotidiano. Vengo svegliato da una signora piuttosto agée con sonore pacche sul ginocchio. Ops!

Lasciato il bagaglio in albergo il videogame prosegue. Cerchiamo una nuova linea del metro. Ogni spostamento prevede un percorso diverso, non hai modo di ricordare e ripercorrere quello del giorno prima. Una cosa su cui i giapponesi devono lavorare è l’indicazione delle entrate della metropolitana. Scordiamoci le nostre scale con tanto di insegna (la cara vecchia M) che portano negli inferi. L’indicazione è un cartello minimo e non la noti subito. In pratica entri nel portone di una casa e lì ecco le scale. Sotto, il solito brulicare di gente che corre e quasi tutti lo fanno con un ventolino acceso in mano per dare una parvenza di fresco alla faccia.

Ne esistono di pratici e meno, oltre a quelli che ti impegnano una mano, altri hanno supporti per appenderli al collo o sulle spalle.

Prendiamo il treno verde per Kamakura, a sud di Tokyo, dove facciamo visita al tempio buddista Hase-Dera, che ospita la notevole statua della dea Kannon. A dispetto del nome è dea della misericordia, compassione e gentilezza. A farle compagnia, infinite statuette di bambinetti all’esterno del tempio e nella grotta annessa. Salendo al punto più alto possiamo godere di vista mare sulla baia di Kamakura.

Smarcato questo nuovo livello andiamo a rendere omaggio a un ennesimo buddha, il Grande Buddha del tempio Kotoku-in.

Riprendiamo il trenino che ci riporta verso il centro di Kamakura dove una volta scesi, ci avviamo verso Komachi Dori. Un torii più commerciale che religioso fa da colonna d’Ercole all’entrata di questa strada dello shopping un po’ retrò, divisa tra negozi di tendenza, street food e locali raffinati di cucina tradizionale.

Un altro enorme Torii invece ci dà l’indizio di dove procedere per il santuario Hachimangu.

Durante il gironzolo vediamo un enorme muro di bidoncini. Scopriamo essere botti di sake con i nomi dei produttori. Nulla di particolarmente sacro ma decisamente affascinante nel contesto religioso.

Il treno ci riporta a Tokyo dove mangiamo un ramen indimenticabile in un posto cui non avremmo dato due lire, dove l’unico cuoco/cameriere/lavapiatti imbastisce la cena velocemente ma senza scomporsi troppo. Se non ci avessero consigliato il locale, non lo avremmo manco preso in considerazione.

Abbiamo ancora una manciata di energie che spendiamo nella decina di piani del Don Quichote, dove vendono tutto quello che puoi immaginare e anche quello di cui non immagini manco l’esistenza. Ovvero le assurdità più pazzesche. I prezzi sono talmente abbordabili che la compulsione all’acquisto ti prende tra il chiaro e lo scuro. E dopo un’ora di parco giochi ti ritrovi oltre la cassa con in mano acquisti assolutamente inutili.

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