Dopo l’entusiasmante giornata di ieri, oggi si volta pagina, anzi… Page 😀 !
Abbiamo prenotato la visita all’Antelope Canyon per le 12,30 e dobbiamo presentarci all’appuntamento almeno 15′ prima.
Alle 8,00 siamo già al benzinaio/market di fronte al motel per la colazione; in attesa che Laura finisca di pasteggiare, ne approfitto per sgranchirmi un pò le gambe e farmi un doppio coast to coast di corsa…
Le do appuntamento lungo la strada della Monument Valley… 🙄
Un pò di stretching e ci mettiamo in moto verso Page.
Il viaggio dura un paio d’ore e potremmo metterci anche qualcosa meno se non venissimo bloccati dalla polizia per far strada ad una serie di carichi eccezionali, veramente eccezionali, enooormi ! 😀
Ad un certo punto, passata una collinetta, la strada inizia a scendere e si intravede in lontananza il paesaggio che fa da contorno al Lake Powell; ma non solo quello, ahimè… Anche una sottile linea di fumo giallognolo si staglia orizzontalmente su di esso o almeno così sembra da lontano.
Sono le emissioni in atmosfera della centrale elettrica a carbone che si trova non lontano da Page; quasi quasi mi fermo a lasciare il curriculum vitae… 🙄
In città, abbiamo tutto il tempo per andare a cercare il motel e lasciare auto e bagagli. L’agenzia che ci porta ad Antelope non è lontana e possiamo raggiungerla tranquillamente a piedi.
Mentre passeggiamo, un incubo si palesa nella mente di Laura… 😯
Puntuali ci presentiamo all’appuntamento con la Overland Canyon Tours. Si presenta Jacky, la guida che ci accompagnerà durante l’escursione.
La ragazza è simpatica e ci fa divertire un pò a bordo del pick up, guidando in modo brillante lungo la pista sabbiosa che porta all’ingresso del canyon.
Purtroppo non sono riuscito a prenotare il tour per l’ora migliore, quella in cui il famoso raggio di luce che penetra tra le pareti crea un effetto suggestivo e lo vediamo sempre accostato al nome dell’Antelope Canyon; ma il sole riesce ancora ad infilarsi tra le profonde fessure di roccia donandoci comunque una bella luminosità e giochi d’ombra notevoli.
Jacky ci suggerisce anche come meglio immortalare alcuni angoli dove si possono intravedere profili umani ed animali, come gli occhi di gatto…
o il profilo di…. lo riconoscete ? Do you recognized him ?
L’Upper Canyon è l’ennesimo spettacolo creato dalla natura che ci lascia senza parole.
Una breve sosta al termine del percorso e siamo subito pronti per tornare sui nostri passi.
Pranziamo coi soliti superlativi paninoni del Subway dove, dopo un piccolo pasticcio ed incompresione coi ragazzi che preparano i panini, una signora appena rientrata dal “Bel Paese” insiste per offrirci un panino ed appianare la questione. Non possiamo che accettare e ringraziare. Veramente carina questa persona.
Come spesso ci capita nei nostri viaggi, anche questa volta non ci facciamo mancare l’escursione sotto il sole nelle ore più calde della giornata. Per fortuna il trail è breve perchè il termometro dell’auto, quando la molliamo al parcheggio dedicato, segna 40°c !
Sopportiamo bene e possiamo goderci in pace lo spettacolo di Horseshoe Bend
Questo caldo e la vista dell’acqua ci han fatto venire un’estrema voglia di rinfrescarci con un bel tuffo nelle placide acque del Colorado.
Andiamo quindi nel primo punto utile a monte della diga dove ci rilassiamo per un paio d’ore trovando refrigerio facendo delle belle nuotate nel fiume.
Quando l’ombra comincia ad impadronirsi di questa ansa, leviamo le tende per oltrepassare la diga ed andare su un punto panoramico sul lago Powell ad aspettare il tramonto.
Dopo una decina di giorni intensi, questo piccolo pit stop pomeridiano ci voleva proprio.
Lasciamo Moab dopo due giorni veramente intensi a livello emozionale, oltre che fisico.
Arches e Canyonlands hanno lasciato il segno; soprattutto il secondo, inaspettatamente, è stato una bellissima sorpresa !
Per raggiungere Mexican Hat, dove abbiamo preso la camera all’omonimo lodge, ci vogliono appena una paio d’ore. Ma prima di lasciare giù i bagagli e tuffarci nel mito della Monument Valley, ho programmato un pò di fuoristrada.
E’ da quando abbiamo preso l’auto “sbagliata” a San Francisco che occasionalmente penso a questa giornata, pregando che non piova, facendo, visto che siamo nel territorio dei nativi americani, la danza del sole 😀 .
La scelta di noleggiare il SUV era anche e soprattutto in previsione di questa giornata. Se dovesse piovere, le strade sterrate sarebbero inaccessibili alla Maxima. Sarebbe terribile rinunciare al giro in mezzo ai “Monumenti”.
Il tempo è soleggiato e quindi sono tranquillo quando poche miglia prima di Mex Hat svolto a destra per imboccare la Valley of Gods, praticamente una Monument Valley in miniatura !
Nonostante un cartello inviti a proseguire solo se muniti di 4 ruote motrici, col fondo asciutto la percorrenza è comunque agevole anche per le berline e dopo qualche miglio ne capiamo anche il motivo… Un caterpillar con tanto di benna passa a spianare il fondo stradale !
Incredibile, qui in mezzo al nulla, si preoccupano pure di tenere in buono stato una strada di questo tipo. Il paragone con la manutenzione delle italiche arterie viene spontaneo… 😡
Oltre all’imponente mezzo incontriamo solo un paio di auto e quindi, pur dando sempre un occhio a dove mettiamo le ruote, riusciamo a gustarci il panorama.
Dopo una ventina di miglia approdiamo per la gioia di Laura su una strada asfalta. So che non sopporta gli sterrati con la moto, ma almeno su quattro ruote dovrebbe esser più tranquilla 🙄 ! invece…
La sua pace dura pochi istanti. Mi sto dirigendo infatti verso la Mokee Dugway, un’altra strada bianca che sale a tornanti lungo la parete rocciosa del Cedar Mesa.
Il suo “noooo” alla vista del cartello di avviso dello sterrato è tutto un programma 😀
Le tre miglia di questa stradina sono a dir poco spettacolari e mentre scattiamo foto e filmiamo la nostra ascesa, nuovamente torna il tarlo delle due ruote…
Appena in cima, si svolta a sinistra per raggiungere Muley Point, un punto panoramico da dove si possono già vedere in lontananza mesa e butte della Monument Valley .
Ritorniamo sui nostri passi e percorriamo la Mokee anche in discesa. Mi stupisco che non ci siano altre auto a percorrere questi tratti panoramici, forse trascurati a favore dell’attrazione più famosa. Un vero peccato perchè queste deviazioni dai percorsi ordinari meritano tantissimo.
Al Gooseneck State Park invece troviamo qualche turista in più. D’altronde le anse “costruite” dal San Juan River in questo tratto sono arci note e la vista sulla “S” che il fiume percorre 300 metri più sotto è qualcosa di unico.
Dopo esserci nutriti della bellezza del paesaggio circostante, è tempo di nutrirci anche degli ottimi sandwiches preparati da Lau. Dividiamo l’unico tavolo ombreggiato dell’area pick nick con una simpatica famigliola multiculturale: lui uruguagio, lei francese, con due figlie deliziose vivono in Francia, al confine con la Spagna. In casa parlano spagnolo, le figlie studiano italiano. Ne salta fuori una bellissima ora a chiacchierare dei più disparati argomenti, mixando il tutto nelle quattro lingue sufficientemente conosciute. Per la serie:” Bonjour, would you like dell’insalata ? Muchas Gracias !” 😀
Continueremmo molto volentieri la conversazione ma entrambi dobbiamo ripartire e per di più in direzioni opposte.
Adoro questi incontri estemporanei che mi restano poi dentro per sempre.
Da Gooseneck arriviamo a Mexican Hat e ci fermiamo per lasciare i bagagli nel lodge. Qualche minuto di relax e poi via verso il mito. Bastano poche miglia per entrare nello scenario di decine di film… Ma uno su tutti, provenendo da nord come noi, si palesa nelle nostre menti: Forrest Gump !
Parcheggiamo sulla collinetta dove il buon Forrest si è fermato dopo il suo ostinato correre per tutta l’America.
Cerchiamo invano il cartello posto a segnalare il punto esattto di questo “evento”, ma non trovandolo ci “accontentiamo” di vivere questa scenografia…
Avevo sognato molte volte di esser qui… ed esserci è qualcosa di indescrivibile.
“Oh my God ! Ci sono ! Sono nella Monument Valley !”
Paghiamo l’obolo alla gentile signora navajo e ci tuffiamo in mezzo a questi “monumenti” naturali. Mi rendo conto anche della fortuna che abbiamo, oltre ad esser qui, che ci sia il sole e la sterrata sia praticabile. Stamattina, guardando la valle da Muley Point, vedevamo sinistri scrosci d’acqua lasciati da nuvoloni scuri che, come animali selvatici, sembravano marcare il territorio.
La Scenic Drive ci porta proprio in mezzo a Butte e Mesa, nominati a seconda delle vaghe forme che ricordano elefanti, piuttosto che cammelli ecc…
Il fondo sabbioso impegna non poco nella guida della nostra berlinetta. I fuoristrada se la cavano invece egregiamente ed ancor di più i pick up dei tour organizzati che si divertono a sfrecciarci accanto facendo mangiare un pò di polvere ai turisti “fai da te”.
Saliamo al parcheggio del John Ford Point. Lasciamo l’auto e ci avviamo al mitico punto 0. Il luogo dove questo grande regista ha contribuito con la sua visione a rendere famoso in tutto il mondo questo piccolo angolo di paradiso.
Non resisto e con un paio di dollari mi faccio fotografare in sella al ronzino di turno.
L’amico indiano però non mi fa andare fino in punta, nel luogo esatto dove è stato immortalato il grande John Wayne… Copyright ?! Esclusiva dei tour organizzati ?! Mistero…
Ci andiamo a piedi e pure in un attimo di poco affollamento. Giusto un altro paio di persone che fanno al caso per scambiarci i classici favori fotografici.
Capisco il caro vecchio John; pure io starei qua ore ad ammirare questo panorama…
… ore come avrei fatto già in diversi luoghi durante questo magico viaggio.
Questi scenari da meditazione mi catturano sempre e la manciata di minuti che posso dedicargli non sazia la mia voglia di simbiosi con l’ambiente che mi circonda, non mi lascia il tempo di lasciar scappare i miei pensieri verso questi orizzonti infiniti.
Ma su, non posso pretendere di avere tutto… Giusto 24 ore prima mi ero potuto godere questi momenti in quel di Canyonlands… Ora dobbiamo completare l’anello della vallata.
Passiamo i vari Camel Butte, Totem Pole, Artist Point. Non ci possiamo negare un breve trail intorno alla Cly Butte…
Affiora un pò di stanchezza, Laura cerca qualche appoggio per rilassarsi un attimo…
Ma si sta facendo sera. Il sole, scendendo , accende le rosse rocce di questa valle e certamente anche i cuori di tutti quelli che stanno vivendo come noi questo “sacro” momento.
Risalendo verso il parcheggio principale, guardiamo verso l’alto e ci sentiamo un pò cowboys anche noi, osservando un folla numerosa che proprio come gli indiani nei film, è in fila fianco a fianco sul ciglio della collina per ammirare lo show del tramonto.
Ci uniamo a loro per un ultimo sguardo di commiato…
uscendo poi dal Parco sotto un cielo infuocato…
Una volta al Lodge, chiudiamo degnamente la giornata guastandoci una fantastica bistecca allo Swingin Steak…
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