Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua… Lei è andata lavorare e sono solo quassù a vagar, sento fischiare sotto il casco il motore boxer che avanti va…
Verso il Rosa…
Azzurro, questo cielo è troppo azzurro e grande per me. Mi accorgo di non avere più benzina, dentro di te, e allora io quasi quasi faccio il pieno e vengo, vengo da te, e la moto dei desideri nei miei pensieri alla grande va…
Le vigne del Boca
Oasi Zegna – Conca dei Rododendri
Sembra quand’ero con la Strommina, con tanto sole, tanti anni fa. Quelle giornate da solo su per i monti, a dondolar ora mi diletto più di allora, ma neanche un biker da salutar…
Segnali di fumo…
Azzurro, questo cielo è troppo azzurro e grande per me. Mi accorgo di poter spaziare dal Bernina, al Monviso e ancor più in là, e allora io quasi quasi risalgo in moto e vado, vado più sù, e la moto dei desideri nei miei pensieri alla grande va…
La piramide del Monviso
Monte Disgrazia e gruppo del Bernina
Cerco la Capanna Margherita, sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa, come facevo da bambino, ma ora c’è lo zoom, e si riesce di più, sto fotografando le montagne, non c’è il cavalletto, chissà dov’è…
L’Argo al cospetto del Monte Rosa
Monte Rosa – Punta Gnifetti
Capanna Regina Margherita
Azzurro, questo cielo è troppo azzurro e grande per me. Mi accorgo di aver fatto lo sterrato, ma senza di te, e allora io quasi quasi prendo il sentiero e vado, vado con te, il sentiero dei desideri con la motozza piano pian si fa.
Partenza di buon’ora, abbiamo molta strada da fare. Dirigiamo verso nord, nelle provincie di Imbabura e Carchi, ai confini con la Colombia. Prima tappa del viaggio è al belvedere del vulcano Taita Imbabura.
Fa freddo ed al “bar” del belvedere ci rifocilliamo con del maté de coca e dei biscotti caldi accompagnati da formaggio; non si direbbe ma l’accoppiata regge… Riprendiamo il viaggio e dirigiamo alla Riserva Ecologica di El Angel che si trova nel Paramo. Non è uno stato, un lago o una provincia ma bensì un habitat particolare che si crea ad una certa altitudine e con certe condizioni climatiche tipiche della regione andina ecuadoriana. La caratteristica di questo parco è la foresta di Frailejones, piante grasse molto particolari. La strada per arrivarci è terribile, gli ultimi 15 km sono una pietraia e impieghiamo quasi un’ora per percorrerli (in auto…). Intanto più saliamo più entriamo dentro le nubi ed una nebbia fittissima ci avvolge. Ci incamminiamo all’interno della riserva circondati da questi Frailejones che osservano il nostro cammino, un luogo molto inquietante ma al tempo stesso affascinante.
Siamo abituati alle nostre nebbie padane e questa è proprio del tipo che si taglia con il coltello; è fittissima, intorno tutto silenzio e siamo ormai rassegnati ad essere aggrediti da: “il mostro della laguna nera”, King Kong o un T-Rex.
Per tornare all’auto facciamo un sentiero il cui nome è tutto un programma: “il sentiero dei cuori sani”. Infatti si inerpica in pochi metri dai 3700 slm a 3800… Sarà il freddo, sarà la prima esperienza di sforzo fisico a queste altitudini ma l’impresa si rivela abbastanza dura.
Giungiamo all’auto completamente fradici di un mix di acqua e sudore… La discesa è nuovamente molto lunga e sembra non finire mai. Arriviamo ad El Angel giusto all’ora di pranzo e ci fermiamo a mangiare in una marisqueria!!! Sulle Ande, ad oltre 3000 mt di quota, noi troviamo da mangiar molluschi! Ma la fame è molta e va bene lo stesso, tanto più che mangiamo molto e soprattutto bene, nonostante sia uno di quei posti che io battezzo come “chiudi gli occhi e mangia”.
Dopo pranzo, sulla via del ritorno, ci fermiamo al paesino di Mascarillo nella valle del Chota, dove vive una comunità nera che conserva le antiche tradizioni africane. Questa comunità discende dagli schiavi neri d’Africa portati qui dagli spagnoli. Qui troviamo un italiano che svolge opera di volontariato per aiutare queste persone a mantenere intatte le loro origini e nello stesso tempo “impegnarli” in un occupazione, in quanto sono un po’ isolati sia geograficamente che come integrazione con il resto della popolazione. Assistiamo casualmente, in quel che sembra un circolo di ritrovo, ad una danza ballata da alcune ragazze, con suoni particolari che racchiudono sia la musica afro che quella andina. Il ritmo ed i movimenti di questo ballo ci “rapiscono” ed alla fine ci ritroviamo quasi in trance… Dopo esser ripartiti, andiamo a visitare il paese di San Antonio Ibarra, la cui caratteristica è di essere pieno di artigiani che lavorano il legno. Visitiamo qualche laboratorio e Laura, che adora lei stessa intagliare il legno, non si fa scappare una bellissima mano grezza. Da San Antonio raggiungiamo il posto dove passeremo la notte, l’Hosteria Chorlavì, un ex convento gesuita “convertito” ad hotel, veramente carino e caratteristico. E’ il primo dei posti con architettura spagnola coloniale in cui ci “aspettiamo” che compaia Zorro dal tetto pronto a saltare sui tipici balconcini.
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