Sudamerica 2008-9: il pensierino finale…

L’amico I-Baby (Simone) è tornato ormai da qualche giorno dal suo spettacolare ed incredibile viaggio in Sudamerica.

Ho già avuto il piacere di “birrarci” insieme, ascoltare direttamente da lui le impressioni, sensazioni e quantaltro gli ha lasciato questa esperienza.

L’ho trovato “peggio” delle altre volte (Iran… India…), è ancora shocckato dal rientro…

Posto oggi le sue riflessioni finali dal titolo :

“Non è facile affrontare un lungo  viaggio, ancor meno tornare a casa.”

“Più tempo rimani in viaggio e più faticoso sarà il rientro, tanto chiaro quanto scontato.

Anche prima di partire sapevo che sarebbe finita così. Scendi dalla scaletta dell’aereo e ti accorgi, appena metti nuovamente piede nella sua società, di essere un pesce fuor d’acqua. Cosa c’è che non va, cosa è cambiato?

La fine di un viaggio è quasi sempre come la fine di un libro, se ti è piaciuto vorresti che non finisse mai. Che fare, attendere un proseguo o cambiare genere? E se poi quello che viene dopo non ci aggrada? Pericolo.

Non posso certo negarvi che l’America del Sud sia, per varie ragioni, sicuramente un bel posto. Forse più bello viverci che girarlo. A volte l’idea mi ha attraversato il cervello e… mi è piaciuta. Ma perché?

Fondamentalmente perché in America del Sud nessuno si inventa i problemi per vivere, quando li incontrano, sono reali. Non si vive per lavorare, tutto è incentrato sul divertimento, dopotutto la vita è una sola, come dargli torto?

Mi vengono spesso in mente i discorsi fatti nelle varie associazioni che ho visitato. Il problema più grande che affrontano è quello di far capire alla gente che non lavorare, divertirsi, ubriacarsi, fregarsene di tutto e di tutti e trombare come ricci è una cosa sbagliata… Molto meglio studiare, rompersi (e farci rompere) le balle fino all’ultimo dei nostri giorni, non bere, non fumare, astenerci dal sesso per conservare la nostra dubbia moralità… Scusate ma… Che palle, sarebbero loro a sbagliare?! ahah ahah ahahahah

Chiaramente i lati della medaglia sono due ma trovare l’equilibrio è possibile, cerchiamolo!

NON PRENDIAMOCI TROPPO SUL SERIO, LA VITA VA VISSUTA.

Questo viaggio mi ha dato molto, mi ha insegnato molto.

Sarò onesto, non è stato poi così duro, tutti possono farlo. Non serve coraggio, non serve super attrezzatura, non serve una snervante preparazione, se proprio volete è necessario solo un pizzico di sana incoscienza…

Spesso programmare troppo le cose portano il viaggio ad esser banalizzato prima del tempo, perché togliersi il gusto dell’imprevisto ancor prima che accada? A cosa serve chiedere “ma le strade come sono? ma la benzina si trova? ma le donne ce l’hanno orizzontale o verticale?”… Risposte:

– Le strade sono malandate… Pazienza, vorrà dire che le percorrerò più lentamente… E se diventano impossibili da percorrere? Le cambierò, che problema c’è?

– La benzina si trova poco… Pazienza, vorrà dire che mi porterò una tanichetta… E se la finisci? Vorrà dire che farò autostop e conoscerò persone nuove!

– Le donne ce l’hanno orizzontale… Pazienza, un modo lo possiamo comunque trovare!

Quando abbiamo perso il bauletto con gli attrezzi ed i vestiti di Tamara pensate sia stato un dramma? Certo che no, i negozi esistono anche li. E quando abbiamo finito la benza nel salar? Beh, in effetti qualche problema l’abbiamo incontrato ma superato il dramma è bastato andare a bussare di casa in casa per trovarla e dimenticare tutto…

Nel Salar comunque abbiamo imparato molto, quando rischi la pellaccia e combatti per non perderla, inevitabilmente ne esci più forte, più saggio, con maggiore consapevolezza.

DA UNA SITUAZIONE NEGATIVA PUO’ NASCERNE UNA POSITIVA, STA A NOI CERCARLA.

Quando sono ripartito da solo il viaggio è cambiato, altra cosa chiara quanto scontata.

Il viaggiatore solitario viene visto per lo più come un pellegrino dalle persone che incontra, questo scatena simpatia e maggiore apertura. La tua mente è libera, libera di agire, libera di pensare, con leggerezza. Non devi preoccuparti di nulla e di nessuno, qualsiasi cosa la fai perché ti va di farlo, punto. Inoltre, sempre per voler essere onesto, io sono una troia da viaggio. Amo comunicare attaccando bottone con tutti. Comunque tanto di cappello a Tamara, zainetto indomito e folle compagna di vita, un applauso se lo merita pure lei. Per me l’essenza di un viaggio sta nel conoscere persone più che osservare luoghi.

I LUOGHI LI DIMENTICHERETE, LE PERSONE CHE VI HANNO DATO IL CUORE NO.

Ormai sono in Italia da due settimane, la voglia di ripartire è altissima, non so nemmeno perché sono tornato… Le ultime tre settimane a Cartagena le ho passate con gli amici di Casa Italia. Ho aiutato in associazione, giocato con i bambini, fatto qualche lavoretto, guidato un cinquemila benzina con cui facevo commissioni, fatto il cuoco, mi sono ubriacato per le vie del centro e molto altro ancora… Sarà difficile dimenticare, sarà difficile starne lontano. Il giorno della partenza non sono nemmeno riuscito a salutare i “miei” bimbi. Ancora per una volta non mi sono voltato indietro, però ammetto, è stata più dura del previsto…

Tornato a casa mi aspettavo scene struggenti da parte di mia madre e Tamara, invece nulla, nessun pianto, nessuna disperazione, ci son rimasto di merda. Ormai anche loro sanno di avere un figlio/ragazzo che è un po’ coglione ma non così tanto da preoccuparsi? Po esse… Da parte mia la cosa più dolorosa è stata quando, entrando dal cancello di casa dopo mesi, non ho più sentito la voce allegramente stridula che ha sempre annunciato il mio ritorno. Quella voce, come tante altre, non la sentirò più…

Il viaggio SudAmerica 2008-9 è ufficialmente concluso, lo dedico a voi che ci avete seguito con affetto, lo dedico a tutte le persone care che avrebbero gioito per il mio rientro ma che non sono più qui per poterlo fare, ciao ragazzi…”

Il mio pensiero è molto simile a quello di Simone…

A me vien male tornare a casa ogni volta da una semplice vacanzina, figuriamoci dopo un viaggio del genere, 4 mesi in giro per il mondo. Per cui lo capisco bene…

La solita vita, il solito “tran tran” quotidiano contro cui bisogna combattere ogni giorno…  Le regole, i doveri imposti da terzi e dalla propria coscienza…

Non mi trovo molto a mio agio ma cerco di conviverci al meglio…

Il nostro mondo dove conta di più l’apparire che l’essere, dove i valori vengono sempre meno, dove imperano arroganza e prevaricazione del prossimo, impunità per le questioni gravi e rigore per le “cazzate” di ogni giorno, sta veramente sprofondando nell’abisso e noi con lui.

A chi non piacerebbe fuggire ed inventarsi una vita nuova…

I luogo comune dice che ci vuole coraggio per mollare tutto ed andarsene…

Io dico che ci vuole molto coraggio per restare.

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