I borghi del Cusio – “Vogogna ed Orta” (Motostaffetta 2008)


Vogogna ed Orta  (MSBC 2008 )

Nella mia zona, Novara, ci sono diversi castelli e borghi particolarmente belli. Come del resto in tutta Italia.

Vogogna ed Orta sono due luoghi deliziosi ma che si trovano agli opposti:

il primo è un borgo semisconosciuto ai più, la seconda conosciutissima soprattutto ai turisti (e mototuristi) della zona ed agli stranieri, svizzeri e tedeschi in primis.

Vogogna

Sita in Val d’Ossola, i primi documenti in cui si ritrovano cenni della sua esistenza risalgono addirittura attorno all’anno 1000 d.C., ma è fra i secoli XIV e XVI che conosce il suo massimo splendore sotto i Visconti ed i Borromeo.

Per giungervi, consiglio assolutamente di percorrere il lungolago piemontese del lago Maggiore.

Al mattino questa parte del lago è assolata ed in primavera si gode dello sbocciare degli innumerevoli fiori che fanno da ornamento alle cinte delle numerose ville d’epoca incontrate lungo la strada.

La domenica è sicuramente il giorno peggiore, il traffico sul lago è sempre molto intenso. In settimana invece sembra un altro luogo, il traffico è solo indigeno e guidando ad un passo non troppo rapido si può spaziare con lo sguardo verso le isole Borromee ed i primi contrafforti alpini che si affacciano sul lago.

Ho percorso innumerevoli volte questa rotta, ma ogni volta il mio sguardo viene catturato da questi panorami ed è così anche oggi mentre lo percorro in solitaria verso la mia meta, che non mi stanca mai.

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Passato l’estuario del Toce (a proposito, ad un’oretta di viaggio è immancabile la visita alla splendida Cascata, in alta Val Formazza n.d.r. ), alla rotonda si deve inizialmente seguire l’indicazione per Verbania, ma dopo poche decine di metri svoltare a sinistra verso Mergozzo e l’omonimo lago.

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Anche Mergozzo è un borgo delizioso: baciato dal sole del mattino, si specchia nelle tranquille e gelide acque del suo piccolo lago.

Parcheggiata la moto in piazzetta, immancabile l’appuntamento con il caffè al bar “l’Olmo”, situato proprio sotto ai rami del secolare albero posto al centro della piazzetta.

Proseguo verso la mia meta, da lì mancano pochi chilometri, forse una decina.

All’ingresso di Vogogna, sotto il cartello stradale, campeggia anche il logo di “uno dei più bei borghi d’Italia”.

La parte antica e più caratteristica del borgo si trova sulla destra, entrando in direzione nord.

Arrivato all’altezza del Monumento ai Caduti, svolto a destra per salire alla piazza della Chiesa, dove si può lasciare la moto prima di addentrarsi nella zona pedonale.

Percorrendo la centrale e stretta via Roma, si arriva al Palazzo Pretorio, edificato da Giovanni Maria Visconti nel 1348 su archi in stile gotico. Fu sede del governo dell’Ossola inferiore fino ai primi dell’800 divenendo successivamente sede Municipale fino al 1979. Dopo esser stato ampiamente restaurato, è tornato da una decina d’anni ad ospitare le sedute del locale consiglio comunale, oltre che spazio espositivo per mostre e convegni.

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Nei pressi del Palazzo Pretorio si trovano anche la chiesa di Santa Marta (XVI sec.) e l’antica fontana in marmo di Condoglia.

Dopo una passeggiata tra i vicoli semideserti (è un martedì ed inoltre il tempo è inclemente…), incrociando spesso i passi di una simpatica postina, salgo verso il Castello Visconteo.

Realizzato anch’esso dal Visconti nella medesima epoca del palazzo Pretorio, aveva funzioni difensive e militari. Nel 1800, dopo 3 secoli di dominio dei Borromeo, diventa la prigione comunale. E’ aperto al pubblico solo nel weekend.

Ritorno verso la moto lungo il camminamento che costeggia il torrente Riale.

La visita di Vogogna non finisce certo qui. Ripreso il mezzo e ridisceso sulla strada principale, dopo neanche un chilometro seguo sulla destra le indicazioni per la frazione Genestredo.

La strada è stretta e sale ripida con una serie di 5/6 tornanti verso il bosco.

Giunto al piccolo agglomerato, lascio la moto accanto alla piccola chiesetta di San Martino.

Le case che costituiscono questa piccola frazione sono caratteristiche perché totalmente in pietra, con tetti fatti di beole. L’accesso è ovviamente solo pedonale, non è percorribile nè da auto nè da moto, talmente stretti sono i suoi vicoli.

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Dopo averlo scoperto in lungo ed in largo (per le poche decine di metri che lo compongono…), seguo le indicazioni per la Rocca.

Una breve passeggiata ed un facile guado del torrente Riale, portano ad immergersi in un fitto bosco di castagni. Proseguendo a poche decine di metri si giunge alla Rocca. Non c’è nessuno, sono completamente solo.

I suoni della natura, della pioggia che rimbalza sulle foglie del bosco sono interrotti solamente dall’eco dei treni che percorrono la valle.

Raggiungo la Rocca che si trova su uno sperone di roccia, un vero e proprio balcone sulla vallata.

Non si hanno notizie certe su quando sia stata eretta ma aveva certamente funzioni strategiche, difensive e di segnalazione come tutte le torri costruite lungo questi monti.

Ora è praticamente una rovina e giace in queste condizioni dall’invasione dei Vallesani avvenuta intorno al XVI.

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Approfitto dello splendido scenario che ho ai miei piedi per consumare un pasto frugale, nutrendomi di bacche e licheni.. (ci credete ?!).

Certamente un posto magnifico come sosta per il pranzo rigorosamente al sacco, visto che sono solo con me stesso…

In questo luogo, anche i nuvolosi neri e minacciosi di gavettoni indimenticabili, mi rilassano e mi riappacificano con il luogo e gli elementi.

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Ritorno sui miei passi sotto un discreta pioggerella, approfitto del porticato della piccola chiesetta per infilarmi la tuta antipioggia. Affronto la ripida discesa con la dovuta circospezione…

Ripercorro la medesima strada fino al lago di Mergozzo, alla rotonda che incrocia la ss 33 con la ss 34 svolto verso Gravellona. Dopo pochi chilometri giungo ad Omegna , cittadina posta sulla punta nord del lago d’Orta. Finalmente smette di piovere .

“Scendo” verso Orta percorrendo la sponda destra del lago, anche qui vale la stessa regola che per il

Lago Maggiore : nei giorni feriali non c’è praticamente nessuno, nei festivi…

Superato il paese di Crabbia, si inizia ad intravedere la penisola di Orta, con il suo Sacro Monte.

Orta

E’ veramente una piccola perla incastonata fra il promontorio che la sovrasta e le placide acque del lago.

Le informazioni turistiche parlano di insediamenti fin dalla preistoria, ma la vera “nascita “ di questo borgo fu con l’arrivo di San Giulio nel IV d.C. La leggenda narra che non trovando una barca, San Giulio usò il suo mantello come scafo per raggiungere l’isolotto dove iniziò la costruzione della sua centesima chiesa. Il più antico documento rinvenuto in cui si trovano notizie di Orta reca la data 962 d.C.

Il massimo splendore lo conobbe tra il 1400 ed il 1600, con la costruzione della parrocchiale di Santa Maria Assunta e del Palazzotto, dove si esercitò per molti secoli il potere della piccola comunità.

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Lascio la moto al parcheggio all’inizio della zona pedonale (ci sono parcheggi riservati alle due ruote oggi deserti, ma in realtà sempre troppo pochi) e scendo all’interno del borgo dalla scalinata della Salita della Motta, che partendo dalla piazzetta principale, porta alla chiesa parrocchiale.

Si sbuca proprio di fronte al Palazzotto, sotto le cui arcate i volontari dell’Avis stanno allestendo il loro banchetto.

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Nonostante il giorno feriale c’è un discreto numero di turisti, mi bastano pochi minuti per capire che il 99% sono stranieri. Di italiani ci siamo solo io, i negozianti, quelli dell’Avis ed un gruppetto di barcaioli che mi diverto ad osservare mentre cercano clienti da portare sull’isola di San Giulio, sede del Seminario datato 1844 e costruito sulle rovine del castello visconteo.

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Mi rilasso con un buon gelato su una panchina sotto gli alberi della piazza, osservando l’entusiastico andirivieni di turisti un po’attempati che salgono e scendono dai barconi.

Percorro poi l’ultimo vicolo che porta al di fuori dal centro, dalla parte opposta alla mia, una stradina che costeggia il lago dove Cupido ha ampiamente vuotato la sua faretra con i ragazzi della zona. E’ un passeggiata romantica molto conosciuta, dove anch’io nel mio piccolo, ho mietuto un paio di vittime…

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E’ tempo di rientrare, ripercorro lo stesso vicolo fino alla piazza, ma invece di risalire dalla Salita della Motta, proseguo nei vicoli bassi del paese fino all’ultima scalinata che porta su ai parcheggi.

Per me è tempo di rientrare verso casa, ma per i mototuristi che vorranno visitare questi luoghi, la mezza giornata da passare ad Orta si può benissimo coniugare con la salita al Mottarone, la montagna posta in mezzo ai laghi Orta e Maggiore, spartiacque fra Cusio e Verbano e tra le province di Novara e VerbanoCusioOssola. Altra interessante alternativa è la salita alla Madonna del Sasso, dalla parte opposta del lago, da cui si gode un panorama splendido.

Buona strada e buon divertimento alla scoperta dei nostri piccoli grandi gioielli italiani.

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6 thoughts on “I borghi del Cusio – “Vogogna ed Orta” (Motostaffetta 2008)

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